Certificati on line, criticità della circolare Inps

Silvio Campione | 26/04/2010 19:46

Ieri abbiamo pubblicato la circolare 60 emessa dall’Inps (che troverete su Dottnet) che fornisce una sorta di vademecum per la certificazione on line ad uso dei professionisti coinvolti. E abbiamo accennato alla presenza di alcuni punti oscuri soprattutto per quanto riguarda l’applicazione delle procedure di archiviazione. Cominciamo dalla trasmissione del certificato che, come impone la norma, deve essere inviato all’Inps attraverso il Sistema di accoglienza centrale, il Sac, già attivo per la certificazione dei privati. Il canale è in pratica lo stesso, ma la procedura differisce rispetto a quella adottata per i certificati dei dipendenti pubblici. Con i privati, infatti, il destinatario finale è l’Inps che utilizza in prima persona il documento così da organizzare le visite di controllo nei confronti dei lavoratori del privato.

In questo caso l’Inps è correttamente il destinatario finale del certificato, cioè il reale beneficiario della comunicazione. Invece per il dipendente pubblico, l’Inps svolge solo un ruolo di centro di raccolta delle certificazioni ma non è ancora ben chiaro come fa poi a smistarli presso chi di dovere. E questo, secondo noi, è uno dei punti deboli della riforma voluta da Brunetta che in effetti non chiarisce con quale meccanismo i dati debbano poi essere inoltrati alle banche dati dei lavoratori del pubblico. Diverse sono le interpretazioni: per qualcuno tocca all’Inps inviare i certificati verso gli enti pubblici sparsi sul territorio, tra cui comuni, province, regioni, scuole, asl, e così via. Una massa di lavoro così imponente da imporre, però, l’assunzione di personale ad hoc; non sembra, quindi, una strada praticabile perché l’Inps ha già un bel da fare con casse integrazioni, ammortizzatori sociali, badanti da regolarizzare. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di lasciare i certificati, una volta depositati, a disposizione delle amministrazioni che li potranno ricevere solo su richiesta esplicita. Ma anche in questo caso l’aggravio di lavoro per l’Ente previdenziale non sarebbe indifferente. Una strada praticabile potrebbe arrivare dalla consegna di un codice e una chiave di accesso in modo da poter scaricare autonomamente i certificati che occorre visionare. Tuttavia quelle avanzate da noi finora sono solo ipotesi; in realtà di concreto su questo fronte non è stato predisposto nulla, almeno per il momento. Per cui, in definitiva, non si sa come i certificati dei medici potranno raggiungere effettivamente il sistema centrale che a sua volta potrà poi avviare i controlli imposti dalla legge. Pare comunque che i tecnici del ministero siano al lavoro per definire una volta per tutte le modalità di archiviazione e trasmissione dei dati.

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