Tracheotomie, aumentano in maniera esponenziale

Redazione DottNet | 27/04/2010 20:04

Troppe tracheotomie, sono aumentate del 200% nelle terapie intensive e vengono utilizzate sempre prima ma non sempre servono a migliorare la sopravvivenza dei pazienti. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Jama dall'ospedale Molinette di Torino. Ad oggi la costante ricerca di rendere sempre più sicura la Terapia Intensiva ha trovato un'ulteriore conferma nello studio ELT (Early vs Late Tracheotomy). Lo studio, firmato dal professor Marco Ranieri e dal dottor PierPaolo Terragni (Rianimazione e Terapia Intensiva universitaria dell'ospedale Molinette di Torino), riguarda l'uso della tracheotomia in uso nei pazienti con gravi difficoltà respiratorie. In media dal 6 all'11% dei pazienti intubati vengono sottoposti a tracheotomia dopo una media di 9-10 giorni, anche se negli ultimi anni questa tecnica è stata sempre più anticipata (addirittura a 4 giorni in Inghilterra) ed e' aumentata di circa il 200%.

La procedura consente vantaggi quali il miglioramento del comfort per il paziente, la riduzione della polmonite associata alla ventilazione, una migliore toelette delle secrezioni bronchiali, un respiro più agevole e lo svezzamento dal ventilatore più rapido. Il momento più indicato fino ad oggi per spostare il tubo dalla bocca alla tracheotomia non era ancora stato dimostrato. L'anticipo della procedura, al contrario di quanto si pensasse fino ad oggi, non ha sortito effetti positivi sulla sopravvivenza, sulla riduzione di polmonite e sulla durata dell'ospedalizzazione. Diversamente un'attesa di due settimane può permettere al clinico di vedere se il paziente migliora al punto di non avere più necessità di ventilazione evitando così l'intervento di tracheotomia. Tale conclusione aiuterà i clinici a rendere sempre più sicura la Terapia Intensiva dando quindi anche ad una procedura frequente come la tracheotomia la giusta collocazione tra le procedure ad alto impatto sull'outcome dei pazienti più gravi.

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