Studio italiano boccia tracheotomia precoce in pazienti intubati

Otorinolaringoiatria | | 29/04/2010 13:25

Appena pubblicato su 'Jama' il primo studio mondiale sull'uso della tracheotomia. La ricerca, tutta italiana, ha smentito l'utilità della tecnica in tempi precoci nei pazienti intubati. Lo studio, firmato da Marco Ranieri e Pierpaolo Terragni della Rianimazione e Terapia intensiva universitaria dell'ospedale Molinette di Torino, riguarda l'uso della tracheotomia nei pazienti con gravi difficoltà respiratorie. In media dal 6 all'11% dei soggetti intubati vengono sottoposti a tracheotomia dopo 9-10 giorni, anche se negli ultimi anni questa tecnica è stata sempre più anticipata (addirittura a 4 giorni in Inghilterra) ed è sempre più diffusa. La procedura "consente vantaggi quali il miglioramento del comfort per il paziente, la riduzione della polmonite associata alla ventilazione, una migliore toelette delle secrezioni bronchiali, un respiro più agevole e lo svezzamento dal ventilatore più rapido", si legge in una nota. Ma il momento più indicato fino ad oggi per spostare il tubo dalla bocca alla tracheotomia non era ancora stato dimostrato.

Lo studio multicentrico Elt, condotto su 600 pazienti intubati in 4 anni in 12 terapie intensive italiane, ha studiato gli effetti della tracheotomia in relazione alla scelta del momento in cui veniva eseguita (precoce o tardiva). L'anticipo della procedura, al contrario di quanto si pensasse fino ad oggi, non ha sortito effetti positivi sulla sopravvivenza, sulla riduzione di polmonite e sulla durata dell'ospedalizzazione. "Diversamente - spiegano i ricercatori - un'attesa di due settimane può permettere al clinico di vedere se il paziente migliora al punto di non avere più necessità di ventilazione, evitando così l'intervento di tracheotomia". Il risultato, concludono gli scienziati, aiuterà i clinici a rendere sempre più sicura la terapia intensiva, dando quindi anche a una procedura frequente come la tracheotomia la giusta collocazione tra le procedure ad alto impatto sull'outcome dei pazienti più gravi.

Fonte: adnkronos

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