Fecondazione: Redi su embrioni inutilizzati, adozione impraticabile

| 04/05/2010 17:11

aziende-farmaceutiche farmaci

Nel documento stilato dalla Commissione sugli embrioni in sovrannumero frutto della fecondazione assistita si dice "no alla loro distruzione. E' giusto: ora che si ci sono dobbiamo rispettarli. Se però l'apertura all'adozione è una bella proposta, credo anche che cadrà nel vuoto. Perché di fatto è impraticabile". Così il biologo Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e componente della Commissione, spiega i motivi del suo dissenso rispetto al documento varato dal gruppo. "Stiamo parlando di decine di migliaia di embrioni in sovrannumero - ricorda - e adottarli tutti, o in larga parte, trovando donne che accettino di farli crescere in utero, mi sembra una soluzione davvero impraticabile", ribadisce. Il testo dice anche 'no', a quanto pare per una questione di costi, alla casa degli embrioni: la super-banca milanese che attende dal 2005 di accogliere gli embrioni in sovrannumero abbandonati dai 'proprietari' con una dichiarazione scritta.

"Ma la soluzione dell'adozione è impraticabile, anche perché il numero di questi embrioni inutilizzati continua a crescere - osserva ancora Redi - Inoltre non ci sono dati empirici sullo stato di conservazione di questi embrioni, che in alcuni casi sono 'congelati' anche da 10 o 20 anni. E mi chiedo, in questa incertezza, se una donna accetterebbe l'impianto. Al di là di tutto, anche di cosa riteniamo sia un embrione - prosegue l'esperto che ha aggiunto al documento una delle due note di dissenso, mentre l'altra è a firma del giurista Amedeo Santosuosso - dobbiamo prendere atto che quelli in sovrannumero esistono, e che li dobbiamo rispettare. Ma lasciarli al freddo in saecula saeculorum è come condannarli a una morte lenta". Infatti, nel documento gli esperti della Commissione istituita dal ministro della Salute Ferruccio Fazio dicono un chiaro no alla distruzione di questi frutti della fecondazione assistita.
La crioconservazione può essere interrotta solo "in caso di impianto nella madre o in una donna disposta ad accogliere l'embrione, o quando sia possibile accertarne scientificamente la definitiva perdita di vitalità", riassume Redi. "Penso però che, ora che esistono, lasciarli al gelo per sempre non equivalga a rispettarli", dice lo scienziato. "Sarebbe più rispettoso, dietro consenso della donna e con precise regole, permettere che siano donati alla ricerca, come avviene in Gran Bretagna". Il tutto nel rispetto di una serie di rigorose procedure. "In Gran Bretagna - ricorda Redi - per un certo periodo questi embrioni si conservano. Poi, dietro una serie di richieste e permessi, possono essere utilizzati per studi mirati a curare gravi malattie". Secondo il biologo, in questo modo si darebbe un senso alla presenza di questi embrioni, mai utilizzati per la fecondazione assistita e "destinati altrimenti a restare per sempre al freddo".
Fonte: Adnkronos