Ru 486, bilancio di un mese di somministrazione

Ginecologia | Redazione DottNet | 04/05/2010 19:16

La pillola abortiva in Italia ha compiuto un mese da quando è arrivata negli ospedali dopo la sua contestata registrazione. In tutto ne sarebbero state utilizzate circa 300 confezioni e da quanto risulta dai primi dati preliminari raccolti fra le regioni, dati ancora non ufficiali, e la maggioranza delle donne, quasi la totalità in regioni come il Piemonte e la Puglia, ha firmato per uscire rifiutando il ricovero, indicato come necessario dal ministero della Salute e dalla maggior parte delle regioni hanno elaborato linee guida. Solo all'ospedale Sant'Anna di Torino, che ha cominciato in ritardo rispetto altri centri, il 19 aprile mentre a Bari la prima italiana la ha utilizzata il 7 aprile, venti donne hanno potuto utilizzare il farmaco e 18 hanno firmato per non restare in ospedale

. E' Silvio Viale, il ginecologo radicale famoso per aver avviato la sperimentazione della Ru486, a spiegarlo precisando che per nessuna di queste donne ci sono state complicazioni. ''E' invece aumentato - ha detto Viale il carico burocratico per il personale dell'ospedale''. E' lunga invece la lista di attesa in Puglia di donne che vogliono abortire utilizzando la Ru486. Nel policlinico di Bari, dove l'Ru486 veniva utilizzata in day hospital, acquistandola all'estero, già da un paio di anni, e dove la pillola Ru486 'italiana' è stata utilizzata per la prima volta, finora sono state una ventina le donne che si sono sottoposte a questo metodo. E altre 25 sono in lista di attesa, provenienti da ogni parte d'Italia. ''Quasi tutte le donne che si sono finora sottoposte a questo metodo hanno rifiutato il ricovero ordinario'' che è stato deciso seguendo il suggerimento del consiglio superiore della sanità, riferisce il ginecologo Sergio Blasi, che è il responsabile delle interruzioni di gravidanza nella prima clinica ostetrica del policlinico e che e' da un paio di anni punto di riferimento del Mezzogiorno per quanto riguarda l'Ru486. Blasi è anche uno dei pochi medici non obiettori di coscienza della Puglia. ''Solo due donne in questo mese - precisa Blasi - non hanno rifiutato il ricovero''. Il martedì mattina Blasi si dedica all'ascolto delle donne che si recano al policlinico per avere informazioni sul metodo. ''Martedì scorso - racconta Blasi - erano tantissime le donne in fila: venivano da Roma, da Catania, da Latina, da Campobasso, da Lecce, da Brindisi''. ''Occorre una struttura adeguata - aggiunge il medico - per far fronte alla situazione: ogni giorno arrivano decine e decine e decine di telefonate al numero verde che abbiamo istituito ma per far fronte a tutto occorrono altre persone e una struttura maggiormente organizzata. Faccio solo un esempio: nei prossimi giorni dovrò assentarmi per un congresso e fuori metterò un cartello sul quale sarà scritto che il servizio per l'Ru486 è chiuso, perché se manco io, bisogna chiudere''. Ma non mancano le opposizioni, come quella in Sicilia. ''RU 486 veleno per bambini''è lo slogan dello striscione con cui stamani hanno manifestato alcuni rappresentanti di Forza Nuova davanti l'ingresso del reparto di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale Civico di Palermo. I manifestanti hanno anche distribuito dei volantini contro la pillola abortiva che ancora, comunque, non è in distribuzione nelle strutture sanitarie siciliane. Lo sarà non prima di una settimana.

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