Attività cliniche, no dalla Ragioneria dello Stato. Contestate le norme sugli stipendi di sanitari, direttori e amministrativi e la pensione a 70 anni

Silvio Campione | 06/05/2010 18:20

Maggioranza divisa sul testo unificato in materia di governo delle attività cliniche. Il provvedimento, atteso in Aula a Montecitorio per la prossima settimana, rischia di slittare almeno di 15 giorni per via del parere contrario ricevuto dalla Ragioneria generale dello Stato e dalla Commissione per le Questioni Regionali della Camera. Secondo l'organismo parlamentare presieduto dal leghista Davide Caparini, infatti, il testo risulterebbe troppo invasivo delle competenze affidate alle regioni in materia di sanità. In sostanza, la commissione per le Questioni Regionali, ritiene che il provvedimento sia, tra l'altro, "in contrasto con il titolo V della Costituzione in quanto enuncia talune prescrizioni in ordini a compiti di programmazione, indirizzo e regolamentazione ascrivibili a competenze regionali".

E il riferimento è a norme come quelle che fissano requisiti e compenso dei direttori generali delle Asl, delle aziende ospedaliere e degli Irccs. La Ragioneria generale dello Stato, invece, dice no al provvedimento perché molte delle norme contenute comportano nuovi e maggiori oneri a carico dello Stato. Nel parere formulato dalla Ragioneria dello Stato si contestano anche le norme che aumentano sensibilmente gli stipendi dei direttori generali, amministrativi e sanitari. Nel mirino della Ragioneria finisce anche la misura che punta a istituire, in ogni singola regione, una Commissione 'ad hoc' per valutare i curricula e i requisiti degli aspiranti direttori generali. In questo modo, infatti, si osserva, si determinerebbe ''l'insorgere di maggiori oneri a carico della finanza non quantificati e non coperti''. Tra le norme criticate c'e' anche quella che porterebbe a 70 anni l'età massima per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari. Se venisse approvata definitivamente, si osserva, potrebbero esserci ''effetti emulativi da parte di altro personale''. Ma non ottiene il consenso della Ragioneria anche la misura che crea una disparità tra i professori universitari. Quelli che si occupano di Ricerca e che hanno avviato un progetto, infatti, potrebbero continuare a lavorare anche dopo l'età della pensione. Gli altri no. Discorso a parte merita l'attività 'intramoenia'. Qui la Ragioneria esprime parere favorevole, ma ad alcune condizioni come, ad esempio, quella che la tariffa libero-professionale sia determinata in modo tale di coprire tutti i costi dell' attività o quella che le indennità di esclusività non superino le risorse destinate alla contrattazione collettiva. Alla luce di tutte le osservazioni contenute nelle 5 pagine di parere, la Ragioneria Generale dello Stato ''esprime parere contrario all'ulteriore corso del provvedimento''.

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