Fofi, la professionalità è la parola d’ordine della farmacia. Ma 1 su 4 sceglie il supermercato

Redazione DottNet | 08/05/2010 15:38

La parola d'ordine è professionalità. Seguendo un percorso di innovazione che perà mantenga ben saldi quei valori tradizionali che hanno portato la farmacia italiana al vertice del gradimento degli italiani. E' questa la sfida futura per le farmacie italiane secondo Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, che, nell'ambito di Cosmofarma 2010, ha tenuto una conferenza stampa per fare un bilancio delle attività degli ultimi 12 mesi. ''Nella farmacia oggi più che mai è il momento della professione'', ha spiegato il presidente della Fofi, aggiungendo che ''il rinnovamento del servizio farmaceutico che si sta prospettando, con la nascita della farmacia dei servizi e con l'arrivo nelle farmacie dei farmaci innovativi finora prerogativa esclusiva degli ospedali, presuppone la presenza e l'impegno di professionisti capace di evolversi, di aggiornarsi e di acquisire nuove competenze''.

Mandelli ha successivamente ricordato l'azione svolta della federazione negli ultimi tempi, ''dal potenziamento del ruolo del farmacista nella sua attività quotidiana, alla promozione dell'ammodernamento del servizio farmaceutico e del suo sviluppo fino all'adeguamento del ruolo degli ordini'', per poi soffermarsi sulla riforma di riordino delle farmacie (legge 69), di cui si aspettano a breve i decreti attuativi: ''al momento - ha spiegato - la volontà è quella inserire nei decreti la possibilità di portare gli infermieri all'interno delle farmacie''. Più cauto, invece, il suo giudizio su un eventuale ingresso futuro dei medici in farmacia, come ipotizzato la scorsa settimana dal ministro Fazio: ''è una proposta innovativa e ardita, quello che noi proponiamo e' di aumentare la sinergia tra le professioni''. Il presidente della Fofi ha infine annunciato che si sta vagliando con le università la possibilità di razionalizzare il numero chiuso in entrata, per evitare che in futuro si creino ''sacche di disoccupazione''. Attualmente l'80% dei laureati in farmacia trova una collocazione lavorativa entro il primo anno.
La figura del farmacista gode di notevole credito agli occhi dei cittadini, dunque, i quali preferiscono ancora la farmacia ai canali alternativi per la distribuzione del farmaco. Ma l'avvio delle liberalizzazioni e i cambiamenti di mercato potrebbero in futuro mettere in crisi il modello di farmacia tradizonale. E' quanto emerge da una ricerca condotta dell’Osservatorio federale sulle nuove frontiere della professione del farmacista presentata nel corso di Cosmofarma Exhibition 2010. Lo studio, realizzato con il contributo della Sda Bocconi, evidenzia inoltre che la farmacia ha una buona quota di mercato anche per altri prodotti, come quelli medicali, dermocosmetici ed erboristici, per i quali è considerata tra i primi tre canali di riferimento. Tuttavia il 27,8% ha dichiarato di comprare abitualmente farmaci nei supermercati e il 24.6% in parafarmacia. Dati, spiega Erika Mallarini, della Sda Bocconi, che dimostrano come si inizi progressivamente a osservare un cambiamento nei comportamenti di acquisto del cittadino italiano . Dalla ricerca viene fuori che l'elemento che più incide sulla disponibilità del cliente a mantenere un rapporto con la farmacia e' la fiducia. Che dipende essenzialmente da due fattori: la fiducia nel farmacista, e la soddisfazione verso il servizio reso in farmacia, che ad oggi risulta essere molto alta: 6,35 su una scala di Likert 1-7. Tuttavia la consapevolezza da parte della categoria di questa soddisfazione, sottolinea Mallarini, rischia di determinare un ancoraggio al modello tradizionale di farmacia senza tener conto dei cambiamenti istituzionali e di mercato . Un analisi più approfondita, infatti, mette in luce diverse minacce a questa soddisfazione dichiarata dagli utenti. In primo luogo il 95% del campione si reca in farmacia per l acquisto di farmaci, e in più il 27% (più di un cittadino su quattro), si reca in farmacia solo per l acquisto di farmaci. Le tendenze alla liberalizzazione, nonché l aumento del numero di farmaci distribuiti tramite canali differenti dalla farmacia aggiunge la ricercatrice - rischiano di minare quello che e al momento il fattore alla base della relazione tra cittadino e farmacia e della soddisfazione del cliente
 

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