Celiachia, rivoluzione alle porte con farmaci e vaccino

Redazione DottNet | 19/09/2008 21:24

E' alle porte una rivoluzione nel trattamento della celiachia: entro fine anno saranno avviati a Melbourne in Australia, i test clinici sull'uomo di un vaccino che per la prima volta al mondo non previene una malattia autoimmune, ma vuole curarla.

La notizia è stata annunciata a Genova durante il Congresso Internazionale sulla Celiachia, organizzato dall'Associazione Italiana Celiachia, che riunisce i massimi esperti mondiali sull'argomento. Un convegno che offre anche altre speranze sotto il profilo del trattamento con nuovi farmaci, i cui test danno risultati ottimistici. Soltanto in Italia la malattia colpisce oltre 75.000 persone, ma si stima che siano oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere celiaci. Non possono toccare pasta, pane, biscotti ma anche le salse e tutto ciò che può essere ''contaminato'' con la farina, come la frittura. I sintomi infatti (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di digestione ed assorbimento intestinale degli alimenti e provocano di conseguenza gravi complicanze: dall'osteoporosi all'aborto spontaneo al temuto linfoma intestinale.
- IL VACCINO. E' curativo ed è completamente nuovo nel suo genere: ''riprogramma'' il sistema immunitario per indurlo a tollerare il glutine. Nei pazienti i frammenti di glutine non digerito passano nell'organismo attraverso l'intestino, che nei celiaci non riesce a svolgere la sua funzione di barriera; il sistema immunitario, ha spiegato Alessio Fasano, direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell'Università del Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti, percepisce il glutine in circolo come un elemento estraneo e, anzichè eliminarlo, scatena una risposta alterata, che si rivolge anche all'organismo dello stesso paziente. E' in sperimentazione sull'uomo anche un vaccino più ''classico'', in grado cioè di prevenire la comparsa della celiachia nelle persone a rischio: si tratta del vaccino anti-Rotavirus, che dovrebbe eliminare uno dei fattori che accelerano la comparsa della malattia nei soggetti predisposti. Ma per ora i risultati non sono entusiasmanti e le ricerche proseguiranno.
- I FARMACI. Sono buoni i risultati sulla prima pillola. La sperimentazione sui primi 110 pazienti dimostra che il farmaco, scoperto tre anni fa negli Usa da un ricercatore italiano, elimina i sintomi associati al consumo di glutine nell'85% dei casi; entro dicembre arriveranno i risultati su altri 180 pazienti. Dire addio all'alimentazione su misura con prodotti senza glutine è il sogno di tutti i celiaci. La pillola si assumere prima dei pasti e l'obiettivo è quello di bloccare l'effetto tossico del glutine consentendo ai celiaci di alimentarsi in modo normale.
- PREVENZIONE E DIAGNOSI. Potrebbe consistere semplicemente nel non esporre al glutine nel primo anno di vita i bambini potenzialmente a rischio di celiachia. Una ricerca italo-americana CELIPREV (Rischio di Malattia Celiaca ed Età di Introduzione del Glutine) è coordinata da Carlo Catassi, docente di pediatria all'Università Politecnica delle Marche e co-direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia dell'Università del Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti, ed ha coinvolto a oggi 900 bimbi divisi in due gruppi. Nella dieta del primo gruppo il glutine è stato introdotto a 6 mesi, nel secondo a 12 mesi: i piccoli esposti al glutine dopo il primo anno di vita hanno un rischio di sviluppare la malattia 4 volte inferiore rispetto ai bimbi a cui il glutine è stato introdotto a 6 mesi di vita.
 

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