Contraccezione d’emergenza e informazione

hra pharma | 12/05/2010 15:09

onicomicosi

Le conseguenze di mancanza di informazione da parte di fonti qualificate può comportare sia un non uso che un uso inferiore rispetto alle reali necessità o anche un uso non corretto. Non bisogna infatti temere che alla disponibilità di informazioni o alla maggior accessibilità ne consegua tout court un uso eccessivo o inappropriato come confermato da recenti studi. Chi sono le donne che fanno uso di contraccezione d’emergenza? Da quanto emerge dall’analisi di diversi studi europei, si tratta nella maggior parte dei casi di donne giovani, mediamente sotto 24-25 anni d’età (23 anni in Spagna e 24 in Danimarca, Irlanda e Svizzera e quasi 25 in Italia).

Sono donne con una buon livello scolastico ed occupazionale (scuola secondaria o più anche nel 50% dei casi) e preferenzialmente single in alcuni paesi dell’Europa occidentale mentre, in Italia e in Spagna la richiesta sembra provenire più da donne che riferiscono una relazione stabile. Le donne europee riferiscono di utilizzare la EC maggiormente a causa di fallimenti della contraccezione, soprattutto del condom (da 54% a 91% dei casi), meno da dimenticanze di pillola (circa 10% ) mentre sono meno quelle che la ricercano per aver avuto rapporti non protetti (dal 15 al 41% a seconda dei casi).
Altra caratteristica che appare abbastanza comune a tutta l’Europa è l’uso sporadico della CE, come correttamente consigliato: almeno due terzi e più frequentemente l’80% del campione analizzato riferivano di aver usato solo per la prima volta tale metodo.
Se la maggior parte delle donne in tutta Europa riferisce di averne ricevuto informazioni comunque da familiari o amici, per le altre fonti di informazioni (media; sanitari) le percentuali sono fortemente diverse. In paesi quali l’Italia e la Spagna si hanno più basse percentuali di informazioni raccolte da parte dei media, mentre in altri paesi del Nord Europa come la Danimarca queste salgono quasi al 50%. Infine per le informazioni da parte di strutture sanitarie o educative, esse sono riferite da meno di un terzo dei vari campioni di donne in vari pesi europei e da meno del 10% delle italiane.
In alcuni paesi appare quindi da tale analisi, una sostanziale mancanza di informazione e di comunicazione alle donne su tale tematica, sia da parte dei sistemi di comunicazione di massa (media) sia da parte del sistema sanitario. Le conseguenze di mancanza di informazione da parte di fonti qualificate può comportare sia un non uso che un uso inferiore rispetto alle reali necessità o anche un uso non corretto. Non bisogna infatti temere che alla disponibilità di informazioni o alla maggior accessibilità ne consegua tout court un uso eccessivo, o inappropriato, in quanto da recenti dati francesi, raccolti dopo due anni dalla accessibilità della EC come prodotto da banco, risulta come in un campione rappresentativo di donne a rischio per gravidanze non desiderate, solo l’11% delle donne abbia in realtà utilizzato la CE.
La mancata percezione del rischio di gravidanza, a seguito di un rapporto in cui si sia attuata una non completa o assoluta mancanza di protezione contraccettiva appare la discriminante più importante come reale barriera di utilizzo. Se tale tema venisse più frequentemente affrontato, in termini corretti e da personale sanitario esperto, operando un counseling contraccettivo allargato forse si potranno ottenere risultati tangibili sull’uso corretto della CE e dell’impatto che questa potrebbe avere sulla popolazione nell’evitare gravidanze indesiderate.

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