Gli infermieri compiono 100 anni: l’evoluzione della professione

Redazione DottNet | 12/05/2010 19:59

Saccheggiata da un po' tutte le forme d'arte, dalla letteratura con Lara del ''Dottor Zivago'' alla musica con le infermiere dalle quali ''torneremo a farci fare l'amore'', come cantava De Gregori, fino ai film leggeri degli anni Settanta, l'infermiera, anzi la professione infermieristica (ma ancora oggi l'80% della categoria e' composta da donne) compie 100 anni. Da quel 1910 che e' l'anno della morte di Florence Nightingale, capostipite della moderna scienza infermieristica, chiamata Florence in onore di Firenze, dove nacque il 12 maggio 1820. ''Abbiamo trovato grossi ostacoli - racconta Andrea Bottega, segretario nazionale del NirSind, sindacato delle professioni infermieristiche - a tradurre nell'organizzazione dei servizi sanitari del nostro paese lo sviluppo di carattere professionale avuto dalla meta' degli anni '90. In primo luogo perche' viviamo uno stato di cronica carenza di personale: nel Nord Italia sono piu' di 30.000 gli infermieri stranieri.

 Ma lo stato di carenza permane perche' ogni anno escono dal mercato del lavoro 17.000 infermieri e ne entrano solo 8.000''. C'e' poi tutto l'universo della sanita' che sta cambiando pelle. Ora gli ospedali si organizzano non piu' per reparti ma per intensita' di assistenza. I pazienti vengono ricoverati in base alle acuzie, cioe' lo stato di gravita' e intensita' della malattia. ''E' fondamentale - sottolinea Bottega - tarare l'organizzazione del lavoro su questo. Si pensi a un coordinatore di una sala operatoria che gestisce sotto di se' 100 persone, 20 sale operatorie, maneggia milioni di euro. Puo' essere visto alla pari di un primario della dermatologia che gestisce quattro medici, due infermieri, e un po' di pomate''. I sindacati chiedono al governo la libera professione e una normativa che tenga conto della preponderante presenza femminile, quindi, fra l'altro, possibilita' di part-time.''C'e' soprattutto scarsita' di personale e non adeguata formazione - conferma Ilaria Pannacci, 29 anni, la laurea specialistica conseguita un mese fa col massimo dei voti e un impiego sicuro nel reparto di nefrologia del Bambino Gesu' a Roma -. I rischi che ci si assume sono sicuramente maggiori rispetto alla qualifica e allo stipendio. E questo e' demoralizzante''. Eppure la formazione, con l'istituzione del percorso universitario e' un altro importante segnale dei tempi che cambiano: non piu' le migrazioni di ragazze, specie del sud, come e' stato fino agli anni Ottanta, verso le scuole del centro-nord, con tante che hanno poi messo il diploma nel cassetto per fare le mogli e le madri. E lo stipendio, nel caso di Ilaria, con la normativa fiscale della Citta' del Vaticano, che ha giurisidizione sull'ospedale, arriva a 2.000 euro netti al mese. ''Ma i miei colleghi ne prendono 1.500'' precisa.

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