RU 486: obiezione massiccia al Mangiagalli di Milano

Redazione DottNet | 12/05/2010 20:04

''In Mangiagalli, insieme al diritto di praticare l'aborto farmacologico alle donne che lo richiedono, si garantisce anche il diritto all'obiezione di coscienza di medici e infermieri''. Smorza i toni delle polemiche la clinica di Milano, dove 8 infermieri su 24 hanno dichiarato di essere obiettori di coscienza nei confronti dell'uso della pillola abortiva Ru486. Anche per il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella la possibilità per astenersi dalla distribuzione della pillola abortiva è un diritto sancita dalla legge all'articolo 9 della legge sull'aborto' ''E riguarda tutto il personale sanitario coinvolto in questo percorso - ha aggiunto - Ci sono già tantissimi infermieri obiettori nell'aborto chirurgico, sono infatti loro che devono portare via il feto abortito''. Le note del sottosegretario e dell'ospedale milanese sono arrivate sull'onda di un comunicato della Cgil milanese, che ha sollecitato l'assessore alla sanità affinché alla clinica Mangiagalli venga garantita l'assistenza alle pazienti che vogliono fare uso della pillola Ru486.

''Constatiamo ancora una volta - ha affermato Tiziana Scalco della segreteria della camera del lavoro - la difficoltà con la quale vengono applicate le norme a garanzia e tutela dell'interruzione della gravidanza, scelta non facile a cui a volte le donna è obbligata suo malgrado''. ''La Cgil confederale - ha proseguito - nel rammentare che la sua distribuzione è stata disposta con direttive regionali, esprime la propria viva preoccupazione che non venga garantita la corretta assistenza alle pazienti che ne fanno uso e nel contempo sollecita l'Assessore alla Sanità ad interventi che garantiscano l'applicazione della norma''. ''L'Ipasvi, cioè la Federazione Nazionale Collegi Infermieri - spiega la Mangiagalli - nel gennaio dello scorso anno ha approvato un codice deontologico che, all'articolo 8, recita: L'infermiere, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumità e la vita dell'assistito''. Lo stesso Ipasvi, infine, sottolinea che: ''Nel codice deontologico si parla di una clausola di coscienza, che però non è l'obiezione di coscienza. E' un orientamento al dialogo sulla questione. L'obiezione di coscienza, nella legislazione italiana, deve essere espressamente prevista nel testo di legge. Nel loro codice deontologico gli infermieri, su questioni etiche controverse, si appellano alla clausola di coscienza, che è un istituto deontologico, non giuridico''.