Dal Corriere della Sera: Pressione senza errori

Redazione DottNet | 21/09/2008 08:36

Misurarla non è facile come si crede. E la Società italiana dell'ipertensione vara precise linee guida, per medici e pazienti
 

«È il test diagnostico più vecchio e bistrattato: la maggior parte della gente pensa che chiunque possa misurare la pressione senza sbagliare. Invece, non è affatto così banale: non di rado si leggono valori sballati per colpa di errori di metodo». Nelle parole di Gianfranco Parati, primario di cardiologia all'Auxologico di Milano e docente dell'Università di Milano-Bicocca, ci sono tutti i motivi che hanno spinto la Società italiana dell'ipertensione arteriosa (Siia) a pubblicare per la prima volta linee guida per la misurazione della pressione rivolte a medici e pazienti, riprendendo e ampliando quelle dedicate all'automisurazione da parte dei pazienti diffuse a metà agosto dall'European Society of Hypertension.
Il documento, da cui verrà estratto un opuscolo da consegnare ai pazienti, sarà presentato nel corso del Congresso della Società, a Roma dal 2 al 5 ottobre.
«L'ipertensione è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare ed è un nemico che siamo ancora ben lontani dall'avere sconfitto: moltissimi ipertesi non sanno di esserlo e anche chi ne è consapevole spesso non riesce a tenere la pressione nei limiti. Il primo passo per affrontare il problema, però, è misurarla nel modo giusto» dice Parati. Perché a volte sbagliano pure i medici (vedi box).
Un po' di chiarezza era, perciò, necessaria, come conferma Bruno Trimarco, presidente Siia: «Troppo spesso i medici ricorrono al monitoraggio nelle 24 ore: le linee guida stabiliscono una volta per tutte quando e per chi è adatto il test. È infatti prezioso se ci sono forti discrepanze fra le misure dal medico e a casa, o se bisogna accertarsi che il paziente segua le cure e non prenda la pillola soltanto prima della visita di controllo. Ma è impensabile prescriverlo a tutti, se non altro per i costi — osserva Trimarco —. Le linee guida, inoltre, indicano chiaramente che i valori registrati vanno giudicati a seconda di com'è avvenuta la misurazione. Le soglie oltre cui preoccuparsi variano se il test si fa a casa, dal medico o con il monitoraggio nelle 24 ore: molti pazienti non lo sanno e per questo fanno confusione». Un'ampia parte delle linee guida, non a caso, è dedicata a loro: l'automisurazione può essere utilissima perché dà informazioni dettagliate sulla pressione "reale" di tutti i giorni e coinvolge i pazienti nelle terapie, migliorando l'aderenza alle cure.
A patto di seguire precise regole, a partire dalla scelta dello strumento: in un caso su tre cade sugli apparecchi da polso, considerati più facili da usare, ma non raccomandati dagli esperti. «Sono maneggevoli, non c'è bisogno di togliersi gli indumenti per applicarli e il test risulta meno fastidioso — osserva Gianfranco Parati —. Però, la misura è più imprecisa e può sballare se il polso non è tenuto all'altezza del cuore, o se si muove durante il test. Gli strumenti elettronici semiautomatici da braccio sono più affidabili».
«L'automisurazione tuttavia è consigliabile quasi sempre — interviene Trimarco —. È da evitare, semmai, per chi è molto ansioso e apprensivo». Già, il rischio è passare il tempo a misurarsi la pressione... «Alcuni lo fanno 10, 20 volte al giorno — racconta Parati —. Se la pressione è sotto controllo possono bastare due test alla settimana. D'altro canto non ha valore neppure una misurazione isolata: la pressione varia molto, può essere alta perché siamo agitati, o più bassa del solito perché abbiamo camminato a lungo. È comunque il medico a indicare caso per caso la frequenza giusta. Purtroppo, la maggior parte degli apparecchi di automisurazione sono acquistati senza istruzioni mediche adeguate». Risultato, nessuna informazione attendibile. Se si aggiunge poi che tutti sono tentati di non tener conto delle letture che "non piacciono", il caos è servito e uno strumento eccellente per controllare la pressione diventa inutile. O peggio: molti non disdegnano di cominciare o aggiustare le cure da soli.
«In questo caso l'automisurazione può diventare perfino pericolosa: solo il medico può giudicare se e come intervenire coi farmaci sulla base di molti elementi, tra cui la media delle misurazioni domiciliari » conclude Parati.
 

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