Fiaso, in Italia crescono i manager della sanità: preparati ed esperti

Redazione DottNet | 19/05/2010 09:54

In Italia sta crescendo, negli ultimi anni, una squadra di manager sanitari formati ed esperti, in grado di stare al passo con i tempi e di reggere la sfida di un sistema sanitario in continua evoluzione. A certificarlo è uno studio realizzato dalla Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere) e dall'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), presentato al forum sulla Pubblica Amministrazione, che smentisce, almeno in parte, l'immagine di un management spesso coltivato nel giardino della politica. Certo, le lacune non mancano, ma il percorso intrapreso, seppur tra mille difficoltà, sembra essere quello giusto. Un aspetto confermato dal dato che oltre l'82,4% dei direttori generali ha svolto corsi da manager, anche se nel 74% dei casi il percorso formativo è iniziato tre anni dopo l'incarico e non entro 18 mesi come prevede il decreto legislativo 229/99.

 Ma chi è il nuovo manager sanitario italiano? L'indagine ha provato a stilare una sorta di identikit dei direttori generali di Asl e aziende ospedaliere: ne è venuta fuori una figura che proviene principalmente dal pubblico (75,7%), ha in prevalenza una laurea in ambito sanitario, ha studiato da manager, è (quasi) a digiuno di federalismo fiscale e spende gran parte del proprio tempo in riunioni con i propri collaboratori. Dalla ricerca emerge infatti che il percorso di studi dei direttori Generali è prevalentemente sanitario (54,1% delle lauree) e di questi il 90% è medico e solo il 7,5% possiede una laurea in altri ambiti sanitari. Inoltre il 63,5% ha conseguito anche un diploma post lauream e il 39,2% ha svolto un master in ambito manageriale. Mentre solo il 33,8% ha effettuato periodi di studio o di formazione all'estero. E anche le esperienze professionali, così come i titoli di studio, sono stati in maggioranza maturate in ambito sanitario (45% dei casi). ''In questo periodo di scollamento produttivo la formazione di una classe dirigente rappresenta uno degli aspetti più importanti della sostenibilità'', ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha apprezzato l'idea, proposta dal presidente del Cergas Bocconi, Francesco Longo, di coltivare in casa un ''vivaio'' di manager, pronti a rimpiazzare i circa 350 manager sanitari che ogni anno vanno in pensione. A insistere invece sull'introduzione della formazione obbligatoria per gli incarichi dei Dg è il Presidente della Fiaso, Giovanni Monchiero: ''Per far compiere alla politica un passo indietro dalla gestione sanitaria basterebbe cominciare riducendo la discrezionalità delle nomine e stabilendo l'obbligo di formazione in management sanitario prima del conferimento dell'incarico'', ha spiegato, ricordando che oggi per legge i direttori generali hanno l'obbligo di acquisire una formazione specifica entro 18 mesi dalla loro nomina. La ricerca, ha aggiunto il direttore dell'Agenas, Fulvio Moirano, ''dimostra come sia necessario elaborare contenuti costruiti ad hoc sul profilo professionale e di specificità di offerta formativa ai direttori Generali, un'azione indispensabile se si tiene conto del fatto che la classe dirigente della sanità è cresciuta in esperienza, numero e qualità''.

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