Cic, mai più il termine omicidio colposo per un atto chirurgico

Professione | | 19/05/2010 22:18

"Il fatto che il decesso di Edoardo Sanguineti, accaduto in una sala operatoria italiana e al termine di un intervento, configuri, ovviamente e come atto dovuto, l'ipotesi di un omicidio colposo, non è più concepibile e non è assolutamente più tollerabile che per un atto chirurgico si usi il termine omicidio colposo". Lo afferma Pietro Forestieri, presidente del Collegio italiano dei chirurghi (Cic) sul caso della morte del poeta ligure.
 

"L'assetto normativo - sostiene - è assolutamente insufficiente per la tutela della professione del chirurgo, la cui responsabilità, civile e penale, andrebbe completamente rivista, tenendo presente la complessità, la specificità e l'adeguatezza sociale dell'atto chirurgico. Solo recentemente, dalle Sezioni unite penali è stato affermato il principio che l'atto chirurgico in sè non costituisce un atto lesivo, ma che è finalizzato a scopi terapeutici. Dobbiamo premettere e non dimenticare mai - continua Forestieri - che ogni intervento chirurgico comporta complicanze generiche, specifiche e mortalità in percentuali note, riportate dalla letteratura internazionale e che sono puntualmente illustrate al paziente e/o ai familiari".Lo specialista afferma che, "pur non conoscendo nel dettaglio il caso specifico di Edoardo Sanguineti, senza tema di smentita si trattava di un caso a elevatissima mortalità, anche ben oltre il 50%. Può sembrare paradossale e provocatorio, ma non lo è: in casi analoghi in alcuni Paesi si pone addirittura in discussione l'intervento in sè, mentre in Italia è invece ovvio e naturale parlare non di complicanze legate al paziente e alla malattia, non di mortalità legata al paziente, alla malattia e all'urgenza, ma di malasanità e di omicidio colposo. Una situazione insostenibile e non più tollerabile", sottolinea. Il Cic rinnova la "propria disponibilità a collaborare con i ministeri interessati per la risoluzione di un grave problema che non colpisce una categoria professionale, ma che comporta un grave danno sociale, diretto e indiretto".
 

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