Cosmesi, gli italiani preferiscono la farmacia. Spesa in aumento

Redazione DottNet | 22/05/2010 15:10

medicina sanità

Sono sempre di più gli italiani che si rivolgono al farmacista anche per consigli su prodotti cosmetici. Lo afferma il 'Beauty Report 2010', realizzato da Unipro e presentato a Roma, secondo cui la vendita di questi prodotti è aumentata nelle farmacie a scapito di profumerie e saloni di bellezza. Secondo i dati presentati tra il 2005 e il 2009 la percentuale di vendita di cosmetici in farmacia è passata dal 12,8% al 15,7%, e per le sole creme per il corpo è proprio questo il canale di vendita piu' utilizzato. Calano invece le profumerie, dal 27,1 al 24,6%, mentre tiene la grande distribuzione, che la fa da padrona con il 45% e crollano le vendite per corrispondenza, ormai meno dell'1% del totale. "Le farmacie hanno sempre seguito le esigenze di salute dei cittadini - ha commentato Annarosa Racca, presidente di Federfarma - oggi si vuole essere sempre più giovani e belli e la farmacia cerca di seguire questo bisogno con prodotti vagliati da un professionista serio".
 

In tempi di crisi si può rinunciare a un vestito in più ma non a una crema o a un ombretto particolari, anzi. Secondo il primo rapporto 'Beauty 2010', che fotografa la situazione dell'industria cosmetica italiana, è proprio quando l'economia cala che 'ci si vuole più bene', e si aumenta la spesa per i prodotti di bellezza. Secondo i dati presentati, il 74,5% degli intervistati nel 2009 e il 79,5% nel 2010 non ha diminuito la spesa per la cosmesi nell'anno in corso, e prevede di aumentarla in quello successivo. Per il 64,4% del campione inoltre le spese per questi prodotti sono al terzo posto fra quelle irrinunciabili subito dopo l'alimentazione e i farmaci. "C'e' un valore 'sociale' dei prodotti di bellezza - spiega Fabio Franchina, presidente di Unipro, l'associazione dei produttori, che ha realizzato il rapporto - il cosmetico aiuta a vivere meglio, e a stare bene con gli altri, come ha ammesso il 57% degli intervistati. Anche il comportamento anticiclico rispetto alla crisi non è strano, è stato già visto in altri casi: dopo l'11 settembre ad esempio c'è stato un boom delle Spa". L'atteggiamento rispetto ai cosmetici da parte del pubblico si è tradotto in una sostanziale tenuta del settore nei confronti della crisi: il mercato nel 2009 è cresciuto dello 0,3% e raggiungendo un valore di 9,1 miliardi di euro, una cifra maggiore di quella delle calzature. "I dati sono positivi anche per quest'anno - ha sottolineato il viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso - in gennaio la crescita del settore è stata del 20%, maggiore di quella degli altri comparti". L'industria cosmetica inoltre occupa 35.000 addetti (che diventano oltre 200.000 considerando anche l'indotto) e da diversi anni non registra contrazioni sui livelli occupazionali. "Dei cosmetici non possiamo fare a meno - ha affermato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini - se il settore viene portato avanti con etica dalle aziende italiane ha un grande futuro davanti". L'ottimismo per il futuro è condiviso anche dai produttori: "Le previsioni per il 2010 sono positive - ha confermato Franchina - noi abbiamo la fortuna di essere stimolati dal consumatore, che è esigente e preparato. Non dimentichiamoci che un uomo non esce di casa prima di aver usato 7 cosmetici, e una donna se non ne ha adoperati 20".