Calì (Smi): Sui certificati on line la Fimmg fa da scendiletto al Governo: vogliamo maggiore rispetto per la categoria

Silvio Campione | 26/05/2010 16:29

implantologia

Salvatore Calì, segretario dello Smi, sindacato che conta ormai 5000 iscritti, pari a circa il 13% del totale, non ci sta: “sui certificati medici on line occorrono cambi di rotta, anche radicali. Si tratta di una prevaricazione sulla categoria già sommersa da troppi oneri”.

 

Dottor Calì, il vostro atteggiamento nei confronti della Fimmg non è stato benevolo.

Credo che Giacomo Milillo si debba dolere sul suo comportamento in merito ai certificati telematici. Si è iscritto al partito del Governo, facendo da sgabello a Brunetta (il riferimento è alla trasmissione Porta a Porta n.d.r.). E anche dall’interno della Fimmg, la prima sigla per numero d’iscritti che abbiamo in Italia, arrivano pesanti critiche al suo atteggiamento. Il ministro Brunetta, in quell’occasione, ha interpellato solo la rappresentanza più forte in termini numerici, ma ciò non basta.

E lei che cosa ne pensa?

La legge sui certificati medici on line ci è arrivata sulla testa senza neppure che sia stato previsto una sorta di rimborso. Non parliamo poi delle sanzioni.

Parliamone invece.

Prevedere punizioni così pesanti è una follia inaudita. Certificare un solo giorno di malattia è una sciocchezza che fa ridere il mondo intero e che inevitabilmente comporterà un aumento della spesa piuttosto che ridurla. Ma ci rendiamo conto che facciamo partire una visita fiscale per un banale mal di testa che per giunta non è neppure accertabile visivamente?

È un provvedimento che però servirà a ridurre le assenza per malattia.

Non sono questi gli strumenti per combattere l’assenteismo. Se, per esempio, la retribuzione di risultato tenesse conto delle giornate di presenza, sarebbe sicuramente un buon rimedio: è ovvio, per esempio, che se un dipendente manca dal lavoro per tre mesi, non potrà ottenere il risultato previsto subendo così una decurtazione dallo stipendio. Il problema va comunque discusso e affrontato in maniera seria ad un  tavolo con tutte le organizzazioni e le istituzioni.

In ogni caso i medici, secondo quanto affermano al ministero, avranno un rimborso per le spese informatiche.

Ammonta a circa 900 euro l’anno e che bastano a stento per la manutenzione del software di gestione. Occorrerà affrontare altri costi, fare in modo, per esempio, che le piattaforme informatiche siano omogenee tra loro in modo da poter dialogare senza problemi e intoppi.

Molti temono, appunto, i problemi tecnici che potranno verificarsi. Anche lei è pessimista?

La banda larga c’è su tutto il territorio? E se il software s’inceppa, se il pc non va? E poi come la mettono i colleghi più anziani che non hanno grande familiarità con l’informatica? Sono tutte questioni di grande rilevanza. Penso ancora alle sostituzioni per ferie: il Pin va ceduto a chi resta allo studio oppure ne occorrono altri? Insomma siamo davvero in alto mare.

Non mi sembra molto ottimista.

Il medico ha un obbligo di refertazione ma non d’invio. Perché dobbiamo fare un lavoro per conto dell’Inps? Si tratta, secondo me, solo di un ulteriore carico burocratico che non ci compete. Anche perché l’Inps svolge una funzione di controllo e non professionale nei confronti del medico. Chiedo, insomma, maggiore rispetto per la nostra categoria e che si prendano in considerazione anche gli altri problemi che abbiamo aperto e che tuttora non trovano risposta.

A che cosa si riferisce?

Alle cure primarie, alla presa in carico delle cronicità ovvero all’assistenza continua. Occorre investire sul territorio e sulle strutture, ma di questo nessuno ne parla.