No ai tagli alla Sanità: un provvedimento ingiusto e iniquo che danneggia i medici. Cozza: sarà sciopero

Sindacato | Silvio Campione | 28/05/2010 10:53

Governo. Ai camici bianchi, dipendenti del pubblico impiego, non piace per nulla il provvedimento messo a punto dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo ritengono "ingiusto e iniquo", che va a colpire "i soliti noti". Non solo. Se alcune misure previste dal documento varato ieri in Consiglio dei ministri non saranno riviste, "a pagare saranno anche i pazienti, che per avere assistenza saranno costretti a rivolgersi sempre di più al privato".

E' il quadro a tinte fosche tratteggiato da alcune tra le principali organizzazioni sindacali della dirigenza medica del Ssn: Anaao Assomed, Cimo-Asmd e Fp Cgil medici. Sindacati delusi dalla manovra ma pronti a dare battaglia.

Medici del Servizio sanitario nazionale uniti contro la manovra finanziaria varata dal

"La prossima settimana - dichiara il vicesegretario nazionale dell'Anaao Assomed Costantino Troise, che conferma la mobilitazione della categoria - cercheremo di organizzare una riunione con tutte le sigle per fare il punto e per decidere quali iniziative intraprendere. L'intenzione è quella di ottenere la rimodulazione dei punti più negativi della manovra. Prima che il decreto diventi legge".

"Anche se il testo definitivo ancora non si conosce - spiega Troise - la manovra dovrebbe prevedere il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici fino al 2013, misura che aggrava pesantemente il potere d'acquisto". E ancora. "Il provvedimento - aggiunge il vicesegretario Anaao Assomed - colpisce inoltre i medici con una riduzione della retribuzione del 5% per i redditi superiori a 90 mila euro. Quindi - sottolinea Troise - dire che questa manovra non mette le mani in tasca dei contribuenti è una falsità. Per quanto ci riguarda mette le mani nelle tasche dei camici dei medici dipendenti del Ssn fino a sfondarle".

Ma non è solo un problema di portafoglio. Ad esempio la riduzione della retribuzione, che dovrebbe colpire circa il 15% dei camici bianchi del servizio pubblico, potrebbe generare problemi di natura strettamente assistenziale. "Per raggiungere quegli stipendi, i medici fanno turni aggiuntivi, notturni e quant'altro. Siamo sicuri che saranno disposti ancora a fare questi 'sacrifici'?", è l'interrogativo posto dal presidente della Cimo-Asmd, Riccardo Cassi.

"Noi - aggiunge - abbiamo già invitato i nostri associati a non fare più turni aggiuntivi". Ecco quindi che a pagare, in termini di assistenza, potrebbero essere anche i pazienti.

Un altro punto della manovra nel mirino dei medici è senz'altro il blocco del turn over. "Questo blocco - spiega Troise - non tiene conto dei flussi di mobilità di uscita dei camici bianchi. Nei prossimi 4 anni - sottolinea - saranno 30 mila i medici che usciranno dal Ssn e, con questa norma, ne entrerebbero appena 6 mila".

Pochi medici, scarsa assistenza ai cittadini. "Certamente", afferma Troise. "A pagare un conto salato sarà l'intero settore della sanità pubblica, con conseguenze disastrose sulla qualità e quantità dei servizi sanitari erogati. Il diritto alla salute - sottolinea il vicesegretario - è destinato a diventare un diritto condizionato dal censo e dalle condizioni organizzative ed economiche della Regione di residenza. Dire quindi che questa manovra non tocca la sanità è una bugia. La tocca eccome".

Ma i camici bianchi non ci stanno e annunciano battaglia. Per Cassi, "i medici non sono più disposti a subire ulteriori abbattimenti economici senza reagire. La categoria da' già il suo contributo al bilancio dello Stato lavorando milioni di ore che non vengono pagate dalle Asl e dalle aziende ospedaliere. Ci impegneremo - aggiunge il presidente Cimo-Asmd - affinché Governo e Parlamento tengano conto della peculiarità e delle condizioni del lavoro negli ospedali e nei presidi territoriali. Perché i medici - conclude Cassi - sono dirigenti solo di nome, in realtà professionisti impegnati nella tutela della salute dei cittadini".

"Il dimezzamento dei precari nel pubblico impiego e la cancellazione dell'80% delle consulenze, così come previsto dalla manovra economica del Governo, mette a rischio, nelle Regioni che la recepiranno, il funzionamento dei servizi per l'emergenza e i pronto soccorso dove lavorano gran parte dei 12.000 medici precari". Massimo Cozza, segretario nazionale di FP Cgil Medici, interviene sulla manovra decisa dal governo e annuncia prima l'intenzione di partecipare allo sciopero del 12 giugno del pubblico impiego e poi allo sciopero generale previsto sempre per giugno.

"Il taglio del 50% dei circa 7.000 medici a tempo determinato- dice ancora Cozza - censiti dalla Ragioneria Generale dello Stato, e dei medici precari 'invisibili' con rapporti di lavoro atipici e di consulenza, si aggiungerà alla mancata sostituzione per il blocco del turn over dell'80% dei medici dipendenti che andranno in pensione. Una miscela esplosiva che nei prossimi due anni potrà determinare nella sanità pubblica una carenza complessiva di 12.000 medici, e il taglio del 10% delle prestazioni mediche erogate ai cittadini".

Cozza, poi, tocca l'argomento Regioni: "Ancora più grave la situazione sarà nelle Regioni soggette ai piani di rientro - Lazio, Campania, Molise, Calabria, Abruzzo e Sicilia - dove il blocco del turn over è spesso totale. Ad esempio nel Lazio, che vede la presenza di circa 1.500 medici precari, sono a forte rischio di chiusura alcuni reparti del Policlinico di Roma, dalla pediatria a servizi di radiologia e di rianimazione, e i pronto soccorso di alcuni ospedali di provincia".

"I medici che rimarranno a lavorare- continua- vedranno congelati per tre anni i loro stipendi ed avranno un carico maggiore di lavoro, a partire dalle guardie ospedaliere. La controriforma di Brunetta paradossalmente sembra rimanere intatta, ma per premiare la professionalità e la produttività rimane in più la sola indennità di vacanza contrattuale, cioè 24,21 euro mensili lordi. Perché un signore che guadagna 500.000 euro non fa alcun sacrificio, così come i grandi evasori coperti dallo scudo fiscale, mentre la manovra ricade in gran parte sui dipendenti pubblici, e ai medici non verrà dato l'aumento stimato in 280 euro mensili? E' questo il cuore del'iniquità della manovra che ricade sulle spalle dei soliti noti".

Per chiedere "al Governo ed al Parlamento di cambiare le iniquità della manovra, invitiamo tutti i medici del servizio sanitario nazionale alla mobilitazione, a manifestare insieme a tutto il pubblico impiego il 12 giugno a Roma con la Cgil- conclude la nota- fino ad arrivare allo sciopero generale che dovrebbe essere proclamato entro giugno. E siamo pronti anche a proteste unitarie con gli altri sindacati medici".

 

Lo scenario

 

Pronto soccorso a rischio. Difficoltà a mantenere i servizi di assistenza. Migliaia di medici che resteranno senza lavoro. Con ''inevitabile'' ricaduta sulla qualità e sulla quantità delle prestazioni. Possibile chiusura di 2.000 farmacie. E' l'allarme lanciato dalle categorie impegnate nella sanità, davanti alle misure della manovra economica. I tagli sugli organici, conferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, effettivamente ci saranno, anche se il ministero è impegnato a valutarne l'impatto, proprio per fare in modo che a rimetterci non siano i cittadini. E il ministro non esclude neppure aggiustamenti sul fronte dei farmaci per non penalizzare le industrie italiane. Anche i lavoratori del Sistema Sanitario Nazionale, infatti, dovrebbero essere coinvolti dal blocco del turn over previsto dalla manovra per il pubblico impiego, così come dal taglio del 50% delle spese per i precari. Senza considerare che, come riferiscono fonti informate, il ridimensionamento del finanziamento al Ssn dovrebbe ammontare a 418 milioni per il 2011, attestandosi l'anno successivo in 1.132 miliardi. La linea del ministero rimane quella di misure a ''impatto zero'', come ha ribadito il ministro, e non prevederà il tanto contestato 'super ticket' sulle visite specialistiche. Medici e farmacisti intanto sono pronti alla mobilitazione. Federfarma, così come le farmacie rurali, hanno già proclamato lo stato di agitazione, perché gli effetti della manovra comporterebbe il rischio di chiusura per circa duemila esercizi.

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