Ru486: in Italia è tabù, a maggio solo 300 scatole vendute

Adelaide Terracciano | 31/05/2010 15:19

Viaggia con il freno a mano tirato la vendita in Italia della pillola abortiva Ru486. Da quando due mesi fa è partita la commercializzazione anche da noi, sono 1.400 le confezioni di Ru486 distribuite negli ospedali della Penisola, di cui 1.100 vendute ad aprile e "solo" 300 a maggio. E con un dato che balza agli occhi: nel Lazio e in Calabria il numero degli ordini è ancora fermo a zero. E' l'analisi delle richieste della pillola, regione per regione, elaborata da Marco Durini, direttore medico dell'azienda di distribuzione Nordic Pharma che denuncia: "Attorno alla Ru486 si è creato un sistema 'gelatinoso' che tutto assorbe e rallenta".

Durini, a conforto della sua tesi, mette sul tavolo le carte degli ordinativi della pillola della discordia. "Alcune regioni come il Lazio, la Campania, la Sicilia e sorprendentemente l'Emilia Romagna, che fanno comunque registrare un numero elevato di interruzioni di gravidanza, di fatto non solo non richiedono il farmaco, ma anzi non si sono fatte vive nemmeno per qualsivoglia informazione scientifica". Dall'analisi si conferma inoltre la spaccatura tra Nord e Sud del Paese. Nella classifica delle regioni da cui sono partiti più ordini spicca al primo posto la Toscana con 334 confezioni, seguita dagli ospedali della Lombardia (253). Poi la Liguria (149) e la Puglia (102). Significativo il dato del Trentino alto Adige con 56 ordinativi, poco inferiori a quelli di alcune regioni, come l'Emilia Romagna (79), che ha una popolazione quattro volte superiore. Interessanti anche i dati del Veneto (73) e soprattutto del Piemonte (220), le due regioni governate dalla Lega, i cui presidenti Luca Zaia e Roberto Cota avevano in un primo tempo annunciato il loro no alla Ru486. All'ospedale Sant'Anna di Torino sono state addirittura 150 le scatole ordinate. Riepilogando e sfogliando le carte degli ordinativi, emerge che dall'Abruzzo sono partiti 3 ordini per un totale di 15 confezioni. In Basilicata 22 scatolette; in Friuli Venezia Giulia e nelle Marche 5; in Sicilia 15 e in Campania 10 (regioni con rispettivamente 8.400 e 1.100 aborti nel 2008); in Molise 10; in Sardegna 47; in Valle d'Aosta 5. Il motivo del 'flop' non sembra quindi essere, per così dire, politico. O almeno non solo. "A livello culturale e politico religioso contrariamente ad altri Paesi europei, l'Italia si dimostra lenta e burocraticizzata", è il pensiero di Durini. "Solo alcuni medici pionieri - sottolinea - cercano di fornire alle pazienti una scelta alternativa all'aborto chirurgico". Altri camici bianchi si affacciano invece con molta cautela alla nuova metodica. "Contattando i ginecologi - spiega il direttore medico della Nordic Pharma - ci si rende anche conto che attorno alla Ru486 si è creato un sistema 'gelatinoso' che tutto assorbe e rallenta (infermieri obiettori, carenza letti, protocollo regionale)". Problemi anche a livello territoriale, dove per Durini "c'è ancora molta titubanza sul metodo, soprattutto nei consultori di zona che sono deputati a informare la donna sui servizi della legge 194". "Forse - conclude il direttore medico della Nordic Pharma - la pubblicazione delle tanto attese linee guida del Consiglio superiore di sanità (Css) e del ministero della Salute potrà finalmente chiarire la situazione e facilitare l'accesso alla Ru486 per tutte quelle donne alla ricerca di un'alternativa abortiva meno cruenta dell'atto chirurgico, ma sicura ed efficace".

Fonte: Adnkronos

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