Anaao: la manovra è anticostituzionale. Cgil: sciopero il 12 giugno. Snami: basta consulenze nelle Asl. Preoccupati i pediatri

Silvio Campione | 01/06/2010 15:15

Sarà un incontro risolutorio per le azioni da avviare, quello di venerdì 4. Sul tappeto la protesta di sindacati e associazioni che accusano il Governo di mandare la categoria dei medici allo sbaraglio e non solo dal punto di vista economico. Su Panorama di Ieri abbiamo visto quali sono le posizioni di alcune delle associazioni. Oggi tocca all’Anaao scendere in campo con gravi accise, tra cui quella di incostituzionalità: i giovani medici del SSN, secondo i calcoli sindacali, subiranno una perdita che potrebbe arrivare fino 37.000 euro nel triennio 2011-2013.

I medici ospedalieri che dal 2011 al 2013, a causa della carenza di organico legata al blocco del turn-over, per garantire la continuità assistenziale verranno chiamati ad effettuare straordinario, turni notturni, festivi e reperibilità in eccesso rispetto al 2010, non riceveranno la relativa remunerazione del lavoro svolto, a dispetto dell'articolo 36 della Costituzione, che statuisce che "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro". Nella stessa situazione potrebbero trovarsi anche i Direttori di Struttura Complessa ed i Responsabili di struttura semplice nominati nel periodo 2011-2013, che avrebbero il riconoscimento giuridico della nuova posizione, ma non gli incrementi economici rinviati al 2014. ''L'iniquità - aggiunge il sindacato - è del tutto evidente nel confronto con i manager del settore pubblico a cui viene chiesto 'solo' un 'contributo' forzoso del 5% per la quota parte di retribuzione superiore a 90.000 euro, e del settore privato nemmeno chiamati a contribuire al risanamento dei conti''. Emergerebbe anche un profilo di incostituzionalità per il taglio chirurgico degli stipendi fatto dai tecnici di Via XX Settembre, poiché discrimina in modo selettivo una categoria di cittadini. Anche la Cgil tuona contro il Governo: nella manovra economica sembra confermato lo stop al rinnovo delle convenzioni della medicina generale, della specialistica ambulatoriale e della pediatria per il triennio 2010 e 2012: lo spiega Massimo Cozza, della Cgil medici insieme a Nicola Preiti, coordinatore nazionale funzione pubblica Cgil medici di medicina generale, pronti a forme di protesta che non escludono lo sciopero. Il 12 giugno medici dipendenti, precari e convenzionati insieme alla Cgil scenderanno in piazza. ''Il rinnovo della convenzione - precisa il sindacato - doveva servire a cambiare l'organizzazione dei servizi, i compiti e le funzioni dei 90.000 medici interessati, adeguando l'assistenza territoriale ai nuovi bisogni sanitari dei cittadini''. Invece, ''ecco giungere la falce governativa che rade al suolo ogni velleità di cambiamento'' al posto di ''riforme, innovazione, adeguamento dei servizi, razionalizzazione e sviluppo''. ''Se a questo aggiungiamo il taglio dei servizi sociali per la drastica riduzione delle risorse per gli enti locali e il razionamento dei medici dipendenti per il blocco del turn over e il dimezzamento del precariato - sottolinea il sindacato - possiamo senz'altro affermare che questa manovra soffoca la sanità pubblica''. Per questo Fp-Cgil medici invita tutte le categorie mediche a scendere in piazza il 12 giugno, ricordando l'incontro di tutti i sindacati della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale del 4 giugno a Roma dove si potranno decidere ''ulteriori azioni comuni di mobilitazione, dal blocco degli straordinari fino allo sciopero''. Intanto lo Snami chiede di eliminare le consulenze: ''Eliminiamo le innumerevoli consulenze e le esternalizzazioni messe in atto dalle regioni e dalle Aziende sanitarie e ottimizziamo l'uso delle strutture presenti. Lo Snami vigilerà affinché i tagli siano equi e soprattutto mirati''. Lo ha detto il presidente nazionale del sindacato autonomo dei medici italiani, Angelo Testa. ''Controllare la quantità e la qualità dell'assistenza - ha continuato - sarà il nostro primo obiettivo. Non vorremmo che, a forza di cure dimagranti, anche i livelli minimi di assistenza (Lea), inizino a perdere peso con una conseguente diminuzione delle prestazioni garantite''. ''Quale sarà il futuro - aggiunge - per la sanità italiana? E i medici di famiglia come potranno continuare a garantire lo standard attuale di assistenza?''. Per Testa ''ci potrebbero essere ulteriori penalizzazioni economiche retroattive, che andrebbero a mettere in discussione le contrattazioni decentrate già firmate in questi ultimi mesi, perché la norma spiega e sancisce che nessun operatore sanitario può avere un aumento di stipendio rispetto al 2009. Sono a rischio, dunque, gli ultimi aumenti accordati''. Anche i pediatri di famiglia sono preoccupati per le conseguenze della manovra finanziaria, che rischia
di colpire due volte i medici convenzionati. "In due commi, il 16 e il 17, dell'articolo 9 della manovra di contenimento della spesa - rileva Giuseppe Mele, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) - il Governo non lascia spazio a dubbi sul fatto che anche nell'area delle convenzioni, nel triennio 2010-2012, non ci sarà nessuna contrattazione, a livello di accordi regionali e aziendali".  "La questione - prosegue il leader dei pediatri di famiglia - ci lascia molto preoccupati relativamente al futuro della medicina territoriale, e altamente perplessi. Giacché quella che a prima vista potrebbe sembrare una manovra tesa al risparmio, rischia di realizzare solo una previsione di maggior spesa". In effetti, se è vero che con il riordino delle cure primarie e la previsione, proprio attraverso gli accordi regionali, di passare tutte le attività improprie
dall'ospedale al territorio con il conseguente, notevole, abbattimento dei costi ospedalieri, "è altrettanto vero - prosegue la nota - che tutto ciò sarà vanificato, bloccato da questa manovra, certamente indispensabile ma che colpisce in modo indifferenziato centri di costo improprio ma, anche, le azioni di recupero".  "I pediatri, per cultura, non si sono mai tirati indietro nei momenti di crisi o quando in ballo c'è stata la salute dei loro piccoli assistiti - ricorda Mele - e in questo caso sappiamo bene che i sacrifici richiesti toccano tutti gli italiani, ma non vorremmo che i medici convenzionati dovessero pagare due volte". "Non si deve dimenticare, infatti, che parte di quelli che sembrano aumenti economici contrattuali che finiscono in tasca ai medici convenzionati, in realtà sono fondi
destinati alla partecipazione della copertura dei costi di produzione (strutturali e funzionali) del servizio di assistenza da parte del Ssn", prosegue Mele. Secondo la Fimp, i costi che questa manovra rischia di riassorbire con il blocco della contrattazione colpirebbero oltre misura e spropositatamente la categoria. "E' proprio per evitare rischi di questo tipo e per fare chiarezza, una volta e per tutte, che - conclude - si deve mettere mano alla ristrutturazione delle voci del compenso dei pediatri di famiglia. E, purtroppo, le recenti vicissitudini mi stanno dando ragione".

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