Scambio di Tac e morte della paziente: ancora fermo il giudizio

Professione | Redazione DottNet | 03/06/2010 11:56

La richiesta di rinvio a giudizio risale ormai a più di un anno fa ma l'udienza preliminare che dovrà decidere sui rinvii a giudizio o meno non è ancora stata fissata: il caso è quello della morte di Daniela Lanzoni, la donna di 54 anni deceduta il 27 settembre 2007 al Policlinico Sant' Orsola di Bologna due giorni dopo un intervento di asportazione, per errore, di un rene sano. Il Pm di Bologna Francesco Caleca aveva chiesto il 22 aprile 2009 il rinvio a giudizio di quattro medici e un tecnico di radiologia medica. Da allora, appunto, pare tutto fermo.

 L'intervento venne fatto sulla base di una diagnosi sbagliata dovuta all'attribuzione di un referto e di una tac, appartenenti in realtà ad un'altra donna, con lo stesso cognome, ma più anziana di 32 anni. Per tutti e cinque, dopo le indagini del Nas dei carabinieri, l'accusa stabilita dal Pm è di cooperazione in omicidio colposo, per il primario del reparto di urologia Giuseppe Severini c'è anche la falsità materiale e ideologica commessa da pubblici ufficiali. E' già stata definita nel gennaio 2009 la posizione di un quinto medico, Giuseppe Corrado, urologo, che ha patteggiato una pena a un anno e otto mesi per le accuse di omicidio colposo e falso. Il medico avrebbe modificato la cartella clinica di Daniela Lanzoni dopo la morte. Secondo la ricostruzione fatta dal Pm Caleca fu una catena di errori, prima e dopo l'intervento, a portare alla morte della donna. Ogni indagato commise un segmento di errore, comunque senza comunicare con gli altri.

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