Manovra: per l'Anaao la sanità fuori dal blocco del turn over. Si rischierà di rimanere senza medici

Silvio Campione | 03/06/2010 13:08

contraccezione-d'emergenza

Non si smorza il malcontento dei medici nei confronti della manovra economica varata dal Governo. L'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica del Ssn, ribadisce la sua forte preoccupazione soprattutto su un punto specifico della manovra: il blocco del turn-over dei dipendenti pubblici, tra cui i lavoratori della sanità, previsto fino al 2014 compreso. Una misura che, a detta del sindacato, porterà nei prossimi anni a una forte riduzione del numero dei camici bianchi, con conseguenze pesanti per il Servizio sanitario nazionale.

"La manovra - spiega l'Anaao Assomed  - consente di sostituire solo un medico ogni cinque che vanno in pensione fino al 31 dicembre 2011, e un medico su due che vanno in pensione dal 1 gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014. Dal 1 gennaio 2015 si potrà assumere, ma il numero non potrà eccedere quello delle unità cessate nell'anno precedente. In sostanza, di tutti i medici andati in pensione dal 2011 al 2014, solo un medico su tre verrà sostituito".

Un problema, stando alle stime sulle uscite dei camici bianchi nei prossimi anni. "Stimando la frequenza per anno di nascita dei medici dipendenti del Ssn - sottolinea il sindacato - è facile prevedere che la stragrande maggioranza dei nati tra il 1946 ed il 1953 (circa 35 mila medici) andrà in pensione una volta acquisito il diritto, se non lo ha già fatto. Molti - aggiunge l'Anaao Assomed - non vorranno incappare nel blocco della liquidazione che scatterà dal 2011 per coloro che, come tutti i medici dipendenti a fine carriera, superano il limite di 90 mila euro fissato per la sua distribuzione a rate".

Senza contare che, per l'Anaao Assomed, altri camici bianchi potrebbero lasciare il lavoro per il peggioramento del clima interno. "Un medico che non abbia ricevuto sufficienti gratificazioni professionali ed economiche, costretto dalle attuali condizioni lavorative a fare massacranti turni di guardia notturni e festivi e una mole elevata di lavoro straordinario, per giunta non retribuito per il blocco della retribuzione accessoria, in condizioni di elevato rischio professionale, all'età di 62 anni, o prima, se la sua situazione previdenziale glielo consente, e' privo di sufficienti motivazioni per rimanere".

Insomma, uno scenario poco rassicurante per l'intero sistema sanitario pubblico. "Alla fine - sottolinea l'Anaao Assomed - solo 10 mila medici saranno sostituiti, con una riduzione degli organici valutabile mediamente tra il 15 e il 20%. Le conseguenze sulla qualità e quantità delle prestazioni sanitarie saranno drammatiche.

In pratica, molte unità operative dovranno chiudere gran parte delle attività ambulatoriali per concentrarsi solo sulle attività legate alla degenza. Le liste d'attesa si allungheranno ulteriormente e si calcoleranno in anni. Anche l'Italia forse dovrà organizzare viaggi all'estero per far operare i propri cittadini, come recentemente ha fatto l'Inghilterra". Per questi motivi, l'Anaao Assomed chiede che "tutti coloro che esercitano una responsabilità politica valutino attentamente questi dati e operino per escludere la sanità dal blocco del turn-over".

 

 

Le iniquità retributive

 

Ma l’Anaao tocca anche i giovani medici che secondo i calcoli sindacali, subiranno una perdita che potrebbe arrivare fino 37.000 euro nel triennio 2011-2013.

I medici ospedalieri che dal 2011 al 2013, a causa della carenza di organico legata al blocco del turn-over, per garantire la continuità assistenziale verranno chiamati ad effettuare straordinario, turni notturni, festivi e reperibilità in eccesso rispetto al 2010, non riceveranno la relativa remunerazione del lavoro svolto, a dispetto dell'articolo 36 della Costituzione, che statuisce che "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro". Nella stessa situazione potrebbero trovarsi anche i Direttori di Struttura Complessa ed i Responsabili di struttura semplice nominati nel periodo 2011-2013, che avrebbero il riconoscimento giuridico della nuova posizione, ma non gli incrementi economici rinviati al 2014. ''L'iniquità - aggiunge Anaao - è del tutto evidente nel confronto con i manager del settore pubblico a cui viene chiesto 'solo' un 'contributo' forzoso del 5% per la quota parte di retribuzione superiore a 90.000 euro, e del settore privato nemmeno chiamati a contribuire al risanamento dei conti''. Emergerebbe anche un profilo di incostituzionalità per il taglio chirurgico degli stipendi fatto dai tecnici di Via XX Settembre, poiché discrimina in modo selettivo una categoria di cittadini.

 

Cgil: sciopero il 12 giugno

 

Anche la Cgil tuona contro il Governo: nella manovra economica sembra confermato lo stop al rinnovo delle convenzioni della medicina generale, della specialistica ambulatoriale e della pediatria per il triennio 2010 e 2012: lo spiega Massimo Cozza, della Cgil medici insieme a Nicola Preiti, coordinatore nazionale funzione pubblica Cgil medici di medicina generale, pronti a forme di protesta che non escludono lo sciopero. Il 12 giugno medici dipendenti, precari e convenzionati insieme alla Cgil scenderanno in piazza. ''Il rinnovo della convenzione - precisa il sindacato - doveva servire a cambiare l'organizzazione dei servizi, i compiti e le funzioni dei 90.000 medici interessati, adeguando l'assistenza territoriale ai nuovi bisogni sanitari dei cittadini''. Invece, ''ecco giungere la falce governativa che rade al suolo ogni velleità di cambiamento'' al posto di ''riforme, innovazione, adeguamento dei servizi, razionalizzazione e sviluppo''. ''Se a questo aggiungiamo il taglio dei servizi sociali per la drastica riduzione delle risorse per gli enti locali e il razionamento dei medici dipendenti per il blocco del turn over e il dimezzamento del precariato - sottolinea il sindacato - possiamo senz'altro affermare che questa manovra soffoca la sanità pubblica''. Per questo Fp-Cgil medici invita tutte le categorie mediche a scendere in piazza il 12 giugno, ricordando l'incontro di tutti i sindacati della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale del 4 giugno a Roma dove si potranno decidere ''ulteriori azioni comuni di mobilitazione, dal blocco degli straordinari fino allo sciopero''. Intanto lo Snami chiede di eliminare le consulenze: ''Eliminiamo le innumerevoli consulenze e le esternalizzazioni messe in atto dalle regioni e dalle Aziende sanitarie e ottimizziamo l'uso delle strutture presenti.

 

Preoccupati lo Snami e i pediatri

 

Lo Snami vigilerà affinché i tagli siano equi e soprattutto mirati''. Lo ha detto il presidente nazionale del sindacato autonomo dei medici italiani, Angelo Testa. ''Controllare la quantità e la qualità dell'assistenza - ha continuato - sarà il nostro primo obiettivo. Non vorremmo che, a forza di cure dimagranti, anche i livelli minimi di assistenza (Lea), inizino a perdere peso con una conseguente diminuzione delle prestazioni garantite''. ''Quale sarà il futuro - aggiunge - per la sanità italiana? E i medici di famiglia come potranno continuare a garantire lo standard attuale di assistenza?''. Per Testa ''ci potrebbero essere ulteriori penalizzazioni economiche retroattive, che andrebbero a mettere in discussione le contrattazioni decentrate già firmate in questi ultimi mesi, perché la norma spiega e sancisce che nessun operatore sanitario può avere un aumento di stipendio rispetto al 2009. Sono a rischio, dunque, gli ultimi aumenti accordati''. Anche i pediatri di famiglia sono preoccupati per le conseguenze della manovra finanziaria, che rischia di colpire due volte i medici convenzionati. "In due commi, il 16 e il 17, dell'articolo 9 della manovra di contenimento della spesa - rileva Giuseppe Mele, presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) - il Governo non lascia spazio a dubbi sul fatto che anche nell'area delle convenzioni, nel triennio 2010-2012, non ci sarà nessuna contrattazione, a livello di accordi regionali e aziendali".  "La questione - prosegue il leader dei pediatri di famiglia - ci lascia molto preoccupati relativamente al futuro della medicina territoriale, e altamente perplessi. Giacché quella che a prima vista potrebbe sembrare una manovra tesa al risparmio, rischia di realizzare solo una previsione di maggior spesa". In effetti, se è vero che con il riordino delle cure primarie e la previsione, proprio attraverso gli accordi regionali, di passare tutte le attività improprie dall'ospedale al territorio con il conseguente, notevole, abbattimento dei costi ospedalieri, "è altrettanto vero - prosegue la nota - che tutto ciò sarà vanificato, bloccato da questa manovra, certamente indispensabile ma che colpisce in modo indifferenziato centri di costo improprio ma, anche, le azioni di recupero".  "I pediatri, per cultura, non si sono mai tirati indietro nei momenti di crisi o quando in ballo c'è stata la salute dei loro piccoli assistiti - ricorda Mele - e in questo caso sappiamo bene che i sacrifici richiesti toccano tutti gli italiani, ma non vorremmo che i medici convenzionati dovessero pagare due volte". "Non si deve dimenticare, infatti, che parte di quelli che sembrano aumenti economici contrattuali che finiscono in tasca ai medici convenzionati, in realtà sono fondi destinati alla partecipazione della copertura dei costi di produzione (strutturali e funzionali) del servizio di assistenza da parte del Ssn", prosegue Mele. Secondo la Fimp, i costi che questa manovra rischia di riassorbire con il blocco della contrattazione colpirebbero oltre misura e spropositatamente la categoria. "E' proprio per evitare rischi di questo tipo e per fare chiarezza, una volta e per tutte, che - conclude - si deve mettere mano alla ristrutturazione delle voci del compenso dei pediatri di famiglia. E, purtroppo, le recenti vicissitudini mi stanno dando ragione".