Manovra, medici in sciopero il 12 e 19 luglio prossimi. A rischio l’Enpam

Silvio Campione | 04/06/2010 16:16

Due giornate di sciopero il 12 e il 19 luglio sono state decise dal cartello dei sindacati dei medici del servizio pubblico per protestare contro la manovra economica. I medici hanno anche deciso lo stato di agitazione, una manifestazione nazionale a Roma il 16 giugno e assemblee negli ospedali. Alla protesta non aderiscono Cisl e Uil Medici. I sindacati dei camici bianchi del servizio pubblico esprimono così ''forte dissenso per la manovra che determina tagli inaccettabili per la sanità pubblica e gravi iniquità nei confronti dei medici e veterinario dell'Ssn''. Lo sciopero sarà indetto, tecnicamente, una volta espletate le procedure di legge come il tentativo di mediazione.

 ''La manovra - secondo il giudizio dei sindacati - infatti sottrae risorse indispensabili al funzionamento del sistema sanitario ed al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza''. In particolare viene contestato il blocco del turnover che determinerà una carenza di circa 20.000 medici e dirigenti sanitari, il licenziamento dei precari, il taglio di 10 miliardi delle risorse alle Regioni. I dirigenti del Servizio Pubblico, in una nota dell'Intersindacale che riunisce appunto tutte le sigle mediche, ''non si sottraggono alla necessità di contribuire al risanamento dei conti del Paese, ma denunciano l'iniquità di provvedimento che li penalizzano in maniera eccessiva'' in particolare per il blocco dei contratti e congelamento della retribuzione per il quadriennio 2010-2013, il congelamento della progressione economica legata alla valutazione professionale e della retribuzione legata a turni notturni e festivi e la precarizzazione di tutti gli incarichi dirigenziali.

Ma la manovra comporta anche altro: potrebbero infatti esserci rischi per l'autonomia delle  casse professionali private nella manovra finanziaria. A lanciare  'allarme Mario Falconi, presidente dell'Ordine provinciale di Roma  dei medici-chirurghi e degli odontoiatri e vice presidente vicario  della Fondazione Enpam. "E' da molto tempo - dice - che mettiamo in  guardia i medici dai rischi, molto spesso inascoltati, che corre la  Fondazione Enpamdi essere ricondotta nella previdenza pubblica, anchee soprattutto al fine di far fare cassa ad uno Stato in crisi  finanziaria e con un debito pubblico tra i più alti del mondo".   La recente manovra finanziaria, spiega Falconi, introduce una  serie di misure anche di contenimento di costi per le amministrazioni  pubbliche e per le casse privatizzate, approfittando del fatto che  queste ultime sono tutt'ora inserite nell'elenco Istat. "Concordiamo  con il presidente dell'Adep (Associazione delle casse private),  Maurizio Di Tilla - continua Falconi - secondo cui 'le casse in  questione godono di autonomia gestionale, organizzativa e contabile,  nell'ambito della natura privatistica loro riconosciuta dall'attuale  legislazione e, pertanto, non possono trovare limitazione nelle  decisioni amministrative, quando queste mirano alla salvaguardia dei  patrimoni e al conseguimento dei relativi rendimenti, peraltro  necessari ai rispettivi equilibri finanziari'. Giova inoltre ricordareche le Casse di previdenza privata non possono usufruire di  finanziamenti pubblici e quindi non incidono in modo assoluto  sull'erario pubblico, sulla spesa pubblica e sul patto di stabilità dicrescita".   Secondo il vicepresidente dell'Enpam, inoltre, "come se non  bastassero le norme inique già a carico degli enti privatizzati,  quali, tra le altre, quelle della doppia tassazione o l'averci impostoall'improvviso di garantire stabilità di bilanci non più a quindici maa trent'anni, le misure inserite nella manovra tendono a ridurre, sin  quasi ad annullare, quelle prerogative proprie di un ente privato,  ancorché soggetto a sorveglianza pubblica. Tutto ciò rappresenta  l'anticamera dell'inglobamento nel sistema previdenziale pubblico? Ci  auguriamo fermamente che il Parlamento, in sede di riconversione del  decreto - conclude Falconi - possa far uscire le casse private  professionali fuori dalla manovra finanziaria, restituendo loro quellelibertà che le sono dovute".

''Scioperare è il solo modo che abbiamo per denunciare il compimento del disegno di smantellamento della sanità pubblica che la manovra da 24 miliardi provocherà nel nostro Paese''. Lo dichiara Aldo Grasselli, segretario nazionale della Sivemp, il sindacato italiano dei veterinari di medicina pubblica, al termine dell'intersindacale dei medici che ha deciso due giorni di sciopero a luglio contro la manovra. ''In quest'ultimo anno - spiega - abbiamo più volte chiamato a raccolta i professionisti e la politica responsabile per fermare provvedimenti legislativi dirompenti e devastanti che l'esecutivo aveva posto in essere senza alcuna concertazione e senza prospettive di sviluppo. 'Fermiamoli!' era stato il grido di allarme, ma oggi con il blocco definitivo del turn over, la sospensione dei diritti contrattuali, il blocco degli stipendi e la contrazione del finanziamento della sanità produrranno un arretramento del Servizio sanitario nazionale a funzione simbolica e la sanità redditizia sarà consegnata ai privati per mancanza di medici e sanitari pubblici''. ''La veterinaria pubblica potrà subire un danno gravissimo considerando che nei prossimi dieci anni usciranno dai servizi oltre 2.000 dirigenti. I veterinari pubblici avranno molto più lavoro da svolgere e, di contro, stipendi ridotti. E allora, se non ora, quando è il momento di protestare per i tagli lineari irrazionali? Se non ora, quando è il caso di riconquistare il peso e la specificità che l'Unione europea ci chiede? Se non ora, quando dobbiamo chiedere a gran voce che i contratti devono essere rispettati e il debito lo devono pagare gli evasori fiscali?''.

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