Cancro al seno durante gestazione, colpita 1 futura mamma su 3 mila

Adelaide Terracciano | 07/06/2010 10:15

Cancro al seno col pancione: un dramma nel dramma che colpisce in Italia una donna in dolce attesa su 3 mila. Con numeri in crescita, avvertono gli esperti, complici la possibilità di diagnosi sempre più precoci e l'aumento dell'età media alla prima gravidanza (sopra i 30 anni, in molti casi intorno ai 35). Risultato: oggi il 15% dei tumori al seno scoperti nelle under 35 riguarda una donna incinta. Del big killer 'in rosa' durante la gravidanza, e delle nuove terapie personalizzate che aiutano a salvaguardare il benessere del nascituro, si parlerà alla Insubria International Summer School, organizzata a giugno dall'università dell'Insubria a Induno Olona (Varese), in collaborazione con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York. 

"Quello del tumore al seno durante la gravidanza è uno dei temi più scottanti e d'attualità in senologia", spiega Francesca Rovera, direttore del Centro di ricerche in senologia dell'università dell'Insubria. Sull'argomento si confronteranno a Varese "centinaia di senologi da tutto il mondo", con "l'intervento di ben 7 relatori dal Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York". Fra gli interventi anche quello di Umberto Veronesi. "Una diagnosi di tumore al seno in una donna in stato di gravidanza - sottolinea Rovera - pone problemi specifici che richiedono una particolare sensibilità e professionalità da parte del medico. E' noto che le neoplasie che colpiscono pazienti in giovane età hanno una prognosi generalmente più severa". E "se a questo si associa lo stato di gravidanza, si comprende l'essenzialità di un approccio multidisciplinare che coinvolga senologo e oncologo, ma anche ginecologo, neonatologo e psicologo". Quando il cancro al seno attacca una donna in gravidanza, il primo problema è la diagnosi. Nella maggior parte dei casi, sottolineano infatti gli esperti, le gestanti si accorgono in ritardo di avere un tumore. Nonostante i continui controlli per la gravidanza, nel 90% dei casi sono le stesse pazienti a rilevare i sintomi della malattia. In generale, il ritardo diagnostico è compreso tra un mese e mezzo e 6 mesi. Da un lato perché il naturale ingrossamento del seno in gravidanza complica l'esame obiettivo della parte; dall'altro perché la gestante esita a sottoporsi ad accertamenti diagnostici, per paura di causare danni al nascituro. La diagnosi corretta prevede anche in questi casi che, di fronte a un nodulo sospetto, si proceda a un'ecografia mammaria e a un esame cito-istologico. Solo in caso di conferma si passa alla mammografia, da eseguire schermando il pancione. In caso di cancro "non esiste alcuna necessità di interrompere la gravidanza come atto terapeutico - precisa Rovera - ma è chiaro che la gravidanza delle pazienti affette da tumore al seno va seguita con uno stretto monitoraggio della salute biofisica fetale". La buona notizia è che oggi "esistono terapie conservative sempre più personalizzate, che permettono buoni risultati oncologici salvaguardando la salute" del futuro bebè. A diagnosi avvenuta, le terapie cambiano in base al periodo gestazionale. Il trattamento chirurgico non presenta controindicazioni per tutta la durata della gravidanza ed è uguale a quello indicato nelle donne non incinte. Quanto alla chemioterapia, nei primi tre mesi di gravidanza è da evitare perché l'embrione corre un rischio maggiore di subire gli effetti tossici dei farmaci. I pericoli di danni da chemio diminuiscono invece nel semestre successivo. No alla radioterapia, per i possibili effetti negativi sul feto, mentre la terapia ormonale va rimandata al termine della gravidanza. Infine, dopo 30-32 settimane di gestazione è opportuno indurre il parto. E per le donne che il cancro al seno l'hanno già vinto? Per chi ha subito un trattamento specifico contro il tumore della mammella "non esistono controindicazioni assolute alla gravidanza - chiarisce Rovera in una nota - L'unico accorgimento è quello di chiedere alla paziente di attendere un paio di anni dalla fine del trattamento prima di programmare una maternità, essendo questo il periodo più a rischio per eventuali recidive tumorali".

Fonte: Adnkronos

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