Legge sul governo clinico, ecco le principali novità. Perplessità della Cgil su Intramoenia

Sanità pubblica | Silvio Campione | 07/06/2010 20:36

Nomina regionale dei manager ma con nuovi requisiti; nomina dei dirigenti di struttura complessa scelti tra una rosa di tre candidati dal manager dell'ospedale; età pensionabile per tutti a 67 anni, procrastinabile a 70 anni (equiparata a quella degli universitari) ma con discrezionalità da parte di un collegio di direzione; cambiamenti in vista per l'attività libero professionale per medici e infermieri e criteri di valutazione dei dirigenti medici. Questi alcuni punti salienti del disegno di legge sul governo clinico nella sanità che è in Aula a Montecitorio dopo due anni di lavoro e 36 sedute in commissione.

Tra le principali novità introdotte dalla legge, ''il collegio di direzione che diventa un organo dell'azienda e darà il suo parere sulle decisioni del direttore generale'', la ''regolamentazione della libera professione intra ed extramoenia'', l'introduzione di un articolo ''che permette di chiedere il pensionamento a 70 anni, sul quale però secondo il relatore Domenico Di Virgilio, vicepresidente del gruppo Pdl a Montecitorio, potrebbe decidere l'Aula''. Cambiamenti in vista anche per i concorsi, con la presentazione di una terna di nomi tra i quali i manager aziendali potranno scegliere, e un maggior controllo nella scelta stessa dei manager da parte delle Regioni, i quali dovranno avere almeno 5 anni di esperienza''. "Nel testo - spiega Di Virgilio - viene focalizzata particolare attenzione su due aspetti fondamentali per procedere a un modello di sanità efficace ed efficiente, in linea con le aspettative dei cittadini e degli operatori sanitari, con il ripristino della meritocrazia e un passo indietro della politica''. Il dibattito sul provvedimento, che modifica la legge 502 del 1992, si preannuncia caldo: ''il Ddl rischia di far precipitare il servizio sanitario pubblico in una sorta di far west'', afferma Luciano Pedoto del Pd. ''Il centrodestra ha lasciato che si perdesse anche questa occasione per raggiungere finalmente quell'indispensabile divorzio fra politica e sanità. Le nostre proposte si ponevano in primo luogo questi obiettivi: i direttori generali delle Asl scelti per il merito e non per logiche di appartenenza; concorsi per primari con commissioni autorevoli perché vincesse il primario più bravo e non il più 'amico'". Contrario all'impostazione del testo anche il rappresentante dei medici del Fadoi del Lazio Dario Manfellotto: ''il provvedimento non lascia spazio ai giovani e al ricambio generazionale. Si faccia come in Inghilterra dove oltre i 65 anni il medico, se l'ospedale lo vuole, rimane consulente privato per clinica o ricerca''. Anche la Cgil medici esprime forti perplessità, in particolare sull'attività libero-professionale: secondo Massimo Cozza ''si prevede l'allargamento anche negli studi e nelle strutture private non convenzionate con minori garanzie per i cittadini che determinerà il passaggio alla 'esclusività' dei circa 5.000 medici attualmente in extramoenia, che potranno così avere anche l'indennità economica della esclusività, a danno dei fondi contrattuali di chi oggi è in intramoenia (circa 50 milioni di euro)''. Cozza, quindi, rilancia: "Chiediamo ai deputati di bocciare la legge sul governo clinico a tutela della professionalità dei medici e della salute dei cittadini". A chiedere lo stop al provvedimento e' il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, che in una nota elenca una serie di punti critici del disegno di legge. "L'indennità economica dell'esclusività di rapporto - sottolinea Cozza - nei fatti sarà estesa a tutti i medici, abbassando le retribuzioni di chi aveva scelto di lavorare solo nel pubblico". E ancora. Con questa legge, "il cittadino prenderà gli appuntamenti e pagherà gli onorari per la libera professione dei medici pubblici direttamente nelle negli studi e nelle strutture private , senza effettivi controlli e con minor trasparenza per le liste di attesa". Nel mirino del segretario anche il capitolo del provvedimento che riguarda le nomine. "I manager nominati dalla politica - spiega - decidono direttamente i responsabili delle strutture semplici (circa 20 mila cosiddetti 'primarietti'), e i circa 10 mila primari nell'ambito di una terna indicata da una Commissione. Se a questo aggiungiamo la facoltà di poter degradare qualsiasi medico, anche se ha avuto una ottima valutazione, come stabilito dalla manovra economica, siamo all'invasione della politica che sceglie chi deve curare i cittadini in base a criteri di appartenenza e non di professionalità".Anche in tema di pensioni, tante critiche alla legge. "La possibilità per i medici di continuare a lavorare fino a 70 anni - spiega il segretario nazionale della Fp Cgil medici - rappresenta una porta chiusa in faccia a migliaia di camici bianchi che vedranno la carriera bloccata dagli apicali che hanno interesse a rimanere in servizio, e un pugno allo stomaco ai 12 mila medici precari, che già rischiano di essere dimezzati dalla manovra economica". "A questo - conclude Cozza - si aggiunge la beffa dei professori universitari che potranno continuare a lavorare per seguire progetti di ricerca clinica fino ad 80 anni ed oltre".  Il Pd, dal canto suo, propone che il direttore generale scelga soltanto seguendo la graduatoria di merito formata dalla commissione di concorso. Quindi testualmente propone che: 'La Commissione, sulla base delle valutazioni effettuate, redige la graduatoria dei candidati, all'interno della quale il direttore generale è tenuto a nominare vincitore il candidato che risulta essere primo in graduatoria'". Infine, in tema di anche di norme sulla libera professione, "quella che finora era una eccezione, oggi - avverte Grassi - diventerà una regola con la proposta della maggioranza di centrodestra. L'intramoenia allargata era eccezione al fine di consentire alla Asl di predisporre strutture idonee a consentire all'interno dell'Azienda l'attività stessa. Oggi viene equiparata alla intramoenia. Il medico potrà esercitare attività pubblica e privata. E' un grande passo indietro che genera confusione di ruolo a danno del cittadino-paziente. L'esborso della sanità pubblica aumenterà, perché si dovranno pagare i medici che non avevano optato per il rapporto esclusivo e saranno penalizzati i medici che avevano fatto la scelta opposta, i quali dovranno dividere i benefici con i nuovi arrivati. Questa norma invade anche l'autonomia regionale, creando un conflitto di interessi evidente e opacizza di interesse privato la sanità pubblica. Infine, anche al fine di equiparare il danno, la norma estende al personale non medico la libera professione. La proposta del Pd, in linea con quanto detto e fatto dall'ex ministro della Salute Livia Turco, è quello di privilegiare gli interesse dei pazienti e favorire quanto più l'intramoenia. La proposta del governo - conclude l'esponente democratica - ha lo scopo malcelato di assestare alla sanità pubblica un altro duro colpo. Tra tagli e colpi di accetta, alla fine resterà soltanto la H sui nostri ospedali".

Pioggia di emendamenti, sono già 175, e polemiche che non si spengono. Al suo arrivo in Aula alla Camera, dopo un iter in commissione di quasi due anni, il disegno di legge che riforma la governance della sanità, difeso dalla maggioranza come rimedio alle inefficienze del sistema sanitario nazionale, si scontra con il fuoco di fila dell'opposizione che boccia quasi senza appello il provvedimento perchè rischia di far tornare l'Italia 'indietro di 20 anni, quando era ministro della Sanità De Lorenzo'. E annuncia  la presentazione di 'misure migliorative' del testo, in tutte le sue parti. Il provvedimento - che introduce tra le altre cose novità sulla nomina di manager e dirigenti, oltre a criteri per la valutazione dei dirigenti medici e nuove regole per l'intramoenia, e porta l'età pensionabile a 67 anni, procrastinabile a 70 - 'ripristina la meritocrazia e fa fare alla politica un passo indietro', spiega il relatore, Domenico Di Virgilio. 'Ingiustificate', quindi, le polemiche dell'opposizione, che evidentemente 'non vuole nessuna modifica', nonostante la richiesta di una riforma sia nata proprio 'dalle segnalazioni da più parte delle disfunzioni del Ssn' di cui a essere 'insoddisfatti sono prima di tutto i cittadini'. Nel mirino di Pd e Idv soprattutto 'la liberalizzazione dell'attività privata dei medici': uno 'scambio' per la presidente dei democratici, Rosy Bindi, tra 'il taglio alle risorse al Ssn' operato con la manovra e 'il 'fai da te' per i medici. Ci hanno messo 11 anni - aggiunge - a eliminare una riforma che voleva fidelizzare i professionisti al sistema pubblico'. E ora creano, le fa eco Antonio Palagiano, capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali, 'una serie di conflitti di interessi' tra cui quello dei medici che potranno lavorare 'la mattina in ospedale e il pomeriggio in clinica'. Sarà, spiega, 'come per un giornalista lavorare la mattina in Rai e il pomeriggio a Canale 5'. Anche per l'esponente del partito di Di Pietro il regolamento sull'intramoenia arriva 'dopo la stangata agli stipendi della manovra, è come dire ai medici 'lavorate dove vi pare perchè qui abbiamo raschiato il fondo''. Anche se 'le intenzioni originarie erano buone', il risultato finale per le opposizioni non e' 'condivisibile', perchè 'invece di rendere trasparenti i criteri di nomina dei direttori generali e dei primari - attacca in Aula Margherita Miotto, Pd - mantiene in piedi un sistema che non seleziona in base alle capacità e il merito'. Anche se tra i nuovi criteri per le nomine si introduce, ad esempio, una terna di candidati tra cui scegliere i dirigenti di struttura complessa (gli ex primari), la sanità resta comunque 'nelle mani della politica e del clientelismo senza essere restituita a medici e cittadini. Basti pensare - rileva Palagiano - che il deus ex machina delle aziende sanitarie, il direttore generale, continuerà a rispondere non al bene dei cittadini, ma alla parte politica che lo ha nominato'.

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