Tumori al seno, una sferetta per raggi X rivoluzionerà le terapie

| 08/06/2010 11:42

oncologia targit

Una sferetta che spara raggi X nell'area del tumore al seno durante l'intervento chirurgico di asportazione potrebbe rivoluzionare nel giro di 2-3 anni la cura per una paziente su due, cancellando la necessità di sottoporsi a 30 lunghi giorni di radioterapia post-operatoria. In un futuro molto vicino basterà, quindi, somministrare la radioterapia in unica dose al momento dell'intervento, per rimandare a casa guarita la paziente, un cambio radicale della cura del tumore al seno per pazienti con rischio medio-basso di recidiva. E' la promessa molto concreta che arriva dai risultati del primo studio internazionale sulla radioterapia intraoperatoria mirata (TARGIT), condotto da Jayant Vaidya della University College London, resi noti alla Conferenza dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago e anticipati dalla rivista Lancet.

 Si tratta dei primi risultati conclusivi sulla radioterapia intraoperatoria a essere pubblicati su una rivista scientifica. Partito nel 2000, allo studio hanno aderito 28 centri in 9 paesi tra cui l'Italia che vi partecipa dal 2004 con il Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano, terzo per numero di pazienti arruolate (239 pazienti su un totale di 2.232). L'altro centro italiano che ha partecipato allo studio è l'Ospedale San Giuseppe di Empoli, con 54 pazienti. Secondo quanto riferito dai ricercatori responsabili per le sperimentazioni avvenute al centro di Aviano, Samuele Massarut, chirurgo senologo e Mario Roncadin, radioterapista, ''lo studio, condotto su un campione di donne di età maggiore di 45 anni e con tumori definibili a rischio medio basso di recidiva, ha dimostrato che in questi casi la radioterapia intraoperatoria è altrettanto efficace a quella convenzionale''. Convenzionalmente il cancro al seno prima si tratta chirurgicamente per rimuovere la massa tumorale; poi si sottopone la donna a radioterapia per 5-6 settimane che uccide cellule malate eventualmente rimaste evitando recidive. ''Il che significa per la donna sottoporsi per 30 lunghi giorni alla radioterapia - spiega all'ANSA Massarut - e quindi anche sostenere i tempi di attesa che per questo tipo di terapia possono essere di 1-3 mesi''. La nuova tecnica rivoluziona la cura: una dose di radio si 'spara' durante l'intervento, subito dopo la rimozione del tumore e poi la donna 'è libera', non deve cioè sottoporsi a radioterapia postoperatoria. La dose di radio si spara nella cavità chirurgica 'immergendovi' un applicatore sferico. Quindi si applica solo al letto tumorale, cioè il punto in cui si verifica il 90% delle recidive. In tal modo, la dose radioterapica, seppur alta, resta localizzata, minimizzandone gli effetti avversi. A parità di risultati clinici, la paziente ci guadagna: non deve fare radioterapia e quindi ne evita gli effetti collaterali fisici e psicologici accorciando il percorso di cura. Anche il sistema sanitario nazionale ci guadagna, spiega Massarut, si stima che solo i costi della struttura ospedaliera si riducano di circa la metà senza il ciclo di radioterapia post-operatorio. Al momento non ci sono in Italia altri centri (oltre ad Aviano e Empoli) che fanno radioterapia intraoperatoria con l'applicatore sferico che entra nel letto del tumore, precisa Massarut; all'IEO di Umberto Veronesi c'è un'esperienza simile ma con un'altra metodologia; poi ci sono altre esperienze su un numero però ridotto di casi in altri centri del paese. E le sorprese non finiscono qui: ''a ottobre-novembre - anticipa Massarut - con lo stesso gruppo internazionale inizieremo una nuova sperimentazione questa volta su circa 900 donne ad alto rischio di recidiva (donne più giovani) per vedere se con la TARGIT si può ridurre sia il numero di sedute di radioterapia post-operatoria, sia il rischio di recidiva, per queste donne''.