Ue, rimborso cure all’estero: primo sì dei ministri

Redazione DottNet | 09/06/2010 13:50

La presidenza spagnola dell'Ue non ha dubbi: ''E’ arrivato - dice - un grande giorno per la sanità pubblica europea''. Dopo quattro anni di negoziati infatti, i ministri della salute europei hanno portato in porto il primo accordo politico, su cui ora dovrà pronunciarsi il Parlamento europeo, che apre la strada alla mobilità dei pazienti all'interno della grande Europa. E questo, senza aggravare i bilanci dei sistemi sanitari nazionali, già duramente provati. ''Un primo passo importante - spiega il ministro alla salute Ferruccio Fazio - che una volta approvato, permetterebbe ad esempio ad un cittadino italiano che intende recarsi in Belgio per determinate cure, di essere rimborsato in Italia nello stesso modo in cui lo sarebbe stato sul territorio nazionale''.

 Tuttavia, per determinati interventi, è stato introdotto un sistema di autorizzazione e in questo caso - spiega Fazio - ''ci riserviamo di concedere l'autorizzazione a usufruire della cura valutando il livello di qualità e sicurezza del fornitore di assistenza sanitaria estera''. E' proprio l'importanza di garantire in Europa standard sanitari elevati puntando ad un futuro accreditamento europeo delle strutture sanitarie, e' stato il tema sottolineato da Fazio, che all'accordo politico ha fatto accompagnare una dichiarazione in questo senso. In Italia - dice il ministro - le strutture accreditate sono quelle che rispettano certi standard altrimenti non sarebbe possibile accordare loro rimborsi pubblici per i servizi prestati. ''Ora, aggiunge, stiamo arrivando a mettere a punto degli accreditamenti anche per le strutture pubbliche, sotto il profilo della qualità e della sicurezza con parametri oggettivi di valutazione della qualità''. Fazio ha poi tenuto a precisare che l'Italia ''ha standard qualitativi elevati, e ritiene molto importante che nell'ambito dell'Unione europea ci siano livelli essenziali di assistenza''. Alcuni partner europei erano però contrari ad una visione di questo genere e alla fine è stata raggiunga una mediazione per cui di fatto, ''gli standard non vengono in questa fase determinati a monte ma lo Stato membro può accertarli prima di procedere al rimborso''. In effetti, nell'accordo politico è stato introdotto un sistema di autorizzazione preventivo nel caso in cui il paziente necessita di specifiche cure ospedaliere, di alcuni trattamenti altamente specializzati che potrebbero rappresentare un rischio sia per il paziente che per i bilanci sanitari nazionali. Ora l'accordo politico passa all'esame del Parlamento dove l'Italia ''intende portare avanti la propria posizione''. Quattro, ha spiegato la presidenza spagnola, i passi avanti realizzati: ''la direttiva guadagna una doppia base giuridica, rispetto al mercato interno ma anche alla salute come bene pubblico; si definiscono le responsabilità dei paesi che dovranno farsi carico dei rimborsi per le cure sanitarie transeuropee; i fornitori di assistenza pubblica e privata garantiscono le medesime garanzie di qualità; la salute elettronica prende la sua rivincita per favorire il dialogo tra i servizi nazionali europei.

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