Quando ammalarsi di cancro dopo i 65 anni rende tutto più difficile

Oncologia | Redazione DottNet | 11/06/2010 15:47

Discriminati per l'età. E' tutto più difficile per i malati di cancro con più di 65 anni:  vengono curati in maniera meno aggressiva rispetto ai pazienti più  giovani, hanno difficoltà ad accedere ai farmaci innovativi e  risultano sottorappresentati anche nelle ricerche scientifiche su  malattie che paradossalmente hanno un'età media di diagnosi proprio  sopra i 65 anni. E' quanto emerge da un'indagine presentata durante un incontro promosso dalla casa farmaceutica Celgene a Barcellona, in  occasione del Congresso dell'European Haematology Association (Eha),  in corso fino a domenica nella città spagnola.

 Si tratta di una ricognizione svolta su ricerche pubblicate  prima e dopo il 2005 sul tema dei pazienti oncologici anziani - nello  specifico affetti da sindromi mielodisplastiche e leucemia mieloide  acuta - completata da una serie di interviste a esperti di 5 Paesi  europei: Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Risultato:  "Molti pazienti anziani sono trattati meno aggressivamente dei  pazienti più giovani. E diverse ricerche parlano di vera e propria  discriminazione", spiega Richard Sullivan, professore del King's  College di Londra e autore dell'indagine. "Eppure - prosegue - il cancro viene definito una 'malattia dell'invecchiamento' e oggi il 60% di tutti i tumori colpisce pazienti di 65 anni o più anziani (nel 2030 la percentuale salirà al 70%)". Per esempio le sindromi mielodisplastiche negli anziani hanno un'incidenza 12 volte più alta che nel resto della popolazione. "In contrasto con questo dato, l'età media dei pazienti reclutati nei trial clinici è di circa 10 anni più giovane. Per esempio due studi su nuovi farmaci per la leucemia mieloide cronica presentati a Chicago, in occasione del  recente congresso dell'Asco (American society of clinical oncology),  erano basati su pazienti con meno di 50 anni", sottolinea l'esperto.   Il destino dei malati oncoematologici  anziani è dunque quello di essere pochi negli studi e di avere  difficile accesso ai farmaci di ultima generazione e alle terapie più  aggressive contro il tumore. Sullivan porta, a sostegno di questa  tesi, l'esempio della molecola imatinib: "In Germania abbiamo rilevato che sotto i 40 anni viene usata per il 93% delle pazienti donne e per  l'81% degli uomini. Se si prende in considerazione la fascia d'età fra i 71 e gli 89 anni, questa percentuale scende intorno a poco più del 20%. E sono convinto che in altri Paesi la situazione sia ancora più  grave". Le ragioni di questa disparità di trattamento? "Spesso i medici prendono decisioni terapeutiche basandosi solo sull'età come dato cronologico e non sull'aspettativa di vita, le condizioni fisiche  generali e la resistenza allo stress del singolo paziente", avverte  Sullivan. "Ma l'età non è sinonimo di fragilità. Con l'invecchiamento  della popolazione e l'allungamento della vita media ci ritroveremo  entro pochi anni a considerare i 65 anni come la vera 'mezza età'".      Un trend che deve mettere in guardia i Governi: "Con il boom di  cittadini anziani, le spese sanitarie sono destinate a crescere se non si mettono in campo politiche mirate. In Europa è in corso uno 'tsunami' di pazienti oncologici over 65. Il futuro sarà davvero  difficile da gestire". Eppure esistono diversi freni. E' una "questione di cultura medica: resiste la convinzione che non è il caso di trattare i pazienti anziani" con terapie anticancro massicce. A  confermarlo è uno specialista italiano, Mario Boccadoro, direttore del Dipartimento di oncologia dell'ospedale San Giovanni di Torino e  professore di Ematologia all'università di Torino.  "Se prendiamo in considerazione la situazione del mieloma,  possiamo osservare come la sopravvivenza media di questi pazienti sia raddoppiata grazie ai nuovi farmaci disponibili. Se, però, mettiamo in relazione questo miglioramento all'età, ci rendiamo conto che si  concentra sotto i 60 anni. Mentre nei pazienti over 75 non si osserva alcun beneficio. La loro sopravvivenza media nel 2000 era ancora la stessa degli anni '70. Questi malati, quasi sempre, non vengono  avviati alle nuove terapie, sebbene queste molecole siano caratterizzate ormai da una più alta tollerabilità", conclude.   A sostegno dei pazienti più anziani è scesa in campo anche la rivista a libero accesso sul cancro 'ecancermedicalscience' (fondata dall'Istituto europeo di oncologia di Milano) che ha annunciato il  lancio di una campagna di sensibilizzazione, che coinvolgerà esperti e associazioni di pazienti. "Tutti i malati oncologici hanno diritto
alle migliori terapie, indipendentemente dall'età - sottolinea Gordon  McVie, managing editor della rivista - ecco perché 'ecancer' punta su iniziative che possano cambiare la situazione dei pazienti più  anziani".

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