5 mln italiani con osteoporosi, 25% pazienti non segue terapie. “Sprecati” 60 milioni di euro in farmaci

| 14/06/2010 15:12

Quattro milioni di donne e 800 mila uomini: è composto da quasi 5 milioni di persone 'l'esercito' degli italiani affetti da osteoporosi, malattia cronica debilitante che rende le ossa porose e fragili fino alla frattura spontanea. Il tutto per un costo totale a carico del Sistema sanitario nazionale (Ssn), solo per le fratture femorali, pari a circa un miliardo di euro l'anno, di cui fanno parte i costi indiretti per pensioni di invalidità e quelli dei farmaci. "Farmaci che però, nel 25% dei casi, non vengono assunti con regolarità e per il giusto periodo dai malati, con uno spreco di risorse pubbliche stimabile in 60 milioni di euro annui". A fare il punto della situazione è stata Maria Luisa Brandi, ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo all'università di Firenze. 

La Brandi ha preso parte all'incontro 'Osteoporosi: nuove prospettive per il futuro dalla prevenzione predittiva ai farmaci innovativi', organizzato dall'Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. "Ogni anno - ha aggiunto Brandi - in Italia si spendono 250 milioni di euro per farmaci anti-osteoporosi rimborsati dal Ssn. Una cifra non altissima, considerando che per un solo medicinale antiulcera si spendono 215 milioni l'anno. Ma i dati relativi all'aderenza alle cure ci dicono che un quarto dei pazienti non segue le terapie prescritte, probabilmente perché non avverte sintomi e non sente la necessità di assumere il medicinale. A risolvere questo problema potrebbero essere i medici di famiglia, che dovrebbero informare adeguatamente i loro assistiti sulla necessità di continuare il trattamento almeno per sei mesi, senza mai interromperlo prima". L'informazione "è il problema principale: questa malattia non viene ancora riconosciuta come problema di massa, le istituzioni non se ne occupano. Sono le aziende farmaceutiche - dice - che organizzano momenti di confronto e di sensibilizzazione, ma perché hanno i loro medicinali da proporre. E questo non va bene: dovrebbero esserci campagne informative istituzionali". Per quanto riguarda il futuro l'esperta ha parlato di "nuovi medicinali che renderanno la somministrazione più facile, ad esempio con due sole applicazioni all'anno, cosa che potrà facilitare l'aderenza alla cura da parte dei pazienti".

Fonte: Adnkronos

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato