Invalidità: aumentare l’indice comporterebbe pochi risparmi

| 16/06/2010 17:00

Anche se venisse approvato l'aumento della percentuale di invalidita', dal 75% all'84%, come previsto dalla manovra economica, per il sussidio economico degli invalidi civili parziali, ''solo pochi casi rimarrebbero fuori''. E' il commento di Paolo Arbarello, presidente della Societa' Italiana di Medicina Legale e Assicurazioni (Simla), in questi giorni riunita a Roma per le 'Giornate medico-legali romane ed europee', alla misura che, se approvata, rischia di tagliare la pensione di invalidita' a 17 mila persone e le categorie escluse sarebbero quelle delle patologie psichiatriche (sindromi depressive, schizofrenia, autismo), dei trapiantati, cechi, sordomuti e coloro che soffrono della sindrome di Down.

''Spesso quando valutiamo il 75% di invalidita' - argomenta Albarello - lo equipariamo al 100%, nel senso che il 75% e' gia' una invalidita' gravissima e quindi ci sono soltanto alcune fattispecie da analizzare, che pero' approfondiremo dal punto di vista medico legale''. L'obiettivo, secondo il presidente della Simla e' quello di ''ridurre al minimo i casi che possono restare esclusi dal sussidio''. ''E' da considerare - aggiunge - che tra il 75% e il 90% non c'e' una differenza rilevantissima e poi, con le visite periodiche occorrera' stabilire se gli invalidi al 75% hanno subito dei peggioramenti. Il problema vero incorrerebbe se il passaggio fosse dal 40 al 50%''. La Simla non esclude pero' che ''in qualche caso la percentuale, dal 75%, venga abbassata se il valore e' stato attribuito con una certa larghezza ma la gran parte dovrebbe rientrare ugualmente'', e poi Arbarello aggiunge: ''non e' su questo piano che si fa il risparmio''.

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