Rasi (Aifa), in Italia scenario clinico e regolatorio esemplare

Anna Rita Formicola | 18/06/2010 15:27

L'America di Obama plaude al sistema-Italia in materia di farmaci. In tema di produzione, approvazione e regole farmaceutiche gli Usa riconoscono all'Italia di essere in una posizione guida, e di avere molto da imparare, tanto piu' alla luce della recente riforma sanitaria varata dall'amministrazione Obama. E' quanto emerso in un incontro organizzato all'Ambasciata italiana di Washington dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) al quale ha partecipato non solo Farmindustria, ma anche i rappresentanti della Fda americana e dalla Ema europea, gli enti regolatori d'America e d'Europa. Il sistema di norme di cui l'Italia si e' dotata e' all'altezza delle esigenze del XXI secolo. In un mondo che cambia velocemente, anche la farmaceutica e' tenuta ad adeguarsi, per rispondere alle esigenze del mondo nuovo, e da questo punto di vista il sistema italiano puo' essere considerato un modello di riferimento. ''Negli ultimi anni abbiamo cambiato la struttura dell' Agenzia, adattandola alle nuove esigenze della scienza - hanno detto il presidente dell' Aifa, Sergio Pecorelli e il direttore generale, Guido Rasi -. E' tempo di pensarla in termini strategici''. Perche' - per esempio - non si possono piu' aspettare dai 10 ai 15 anni per avere un farmaco. ''E' tempo di pensare ad una internazionalizzazione delle regole'' e da questo punto di vista quello italiano puo' ''davvero'' essere un modello di riferimento. Per la sua flessbilita', per il suo equilibrio, per le eccellenze della farmaceutica italiana.

''Per molti profili l'Italia e' in posizione guida - hanno riconosciuto il vicecommissario della Fda, Murray Lumpkin, e il direttore esecutivo dell'Ema, Thomas Lonngren - Tra Fda, Aifa e Ema oggi c'e' uno scambio sempre piu' ravvicinato. Quelle farmaceutiche sono ormai imprese globali: tutte hanno ancora una missione nazionale, ma nello stesso tempo hanno il dovere di lavorare in termini globali''. Secondo la Fda (e su questo convengono anche Aifa, Ema, Farmindustria), nella farmaceutica e' tempo di ripensare al modo in cui si fa business nel XXI secolo in base a regole che rispondano al XXI secolo. E da questo punto di vista ''una delle maggiori aree della diplomazia del XXI secolo dovrebbe essere proprio quello che riguarda la salute'' ha detto Murray. L'Italia da questo punto di vista puo' proporsi come modello, e anche per questo e' stata particolarmente apprezzata l'iniziativa dell'ambasciatore italiano a Washington Giulio Terzi, che ha ospitato il convegno dedicato al modello italiano. L'iniziativa e' stata calorosamente applaudita anche dal presidente di Farmindustria, Sergio Dompe': ''Sono orgoglioso che l'Aifa abbia preso l'iniziativa per questa battaglia, che e' comune. Perche' davvero l'Italia puo' permettersi un ruolo da protagonista. Basti questo dato: nel '91 il nostro export farmaceutico era pari al 10%, oggi e' del 54%. Nel mondo, su 100 pubblicazioni scientifiche, 10,4 sono nostre. Quali altri settori possono vantare performance analoghe? Il settore tira, soprattutto nella concezione solidaristica che ha l'Italia. Mai come oggi vale la pena di remare tutti insieme nella direzione Italia''.

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