Troppi furti negli ospedali: Lombardia e Emilia le regioni più a rischio

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/06/2010 15:52

Dilagano in Italia i 'topi  d'ospedale', gli Arsenio Lupin della corsia. In un anno, nelle  strutture ospedaliere della Penisola si sono registrate la bellezza di 7.482 denunce per furto, oltre 620 al mese di media. Con punte da primato toccate soprattutto in due regioni: Lombardia (1.372) ed Emilia Romagna (1.053). E' quanto emerge dall'analisi sui furti in  ospedale nel 2009, elaborata per l'Adnkronos Salute dalla Polizia di Stato.   Un vero e proprio boom di 'colpi' che, a detta di chi lavora negli ospedali, come gli infermieri, vanno dalle attrezzature  sanitarie più sofisticate ai farmaci. Ma soprattutto, a finire nel mirino dei ladri sembrano essere i pazienti, sofferenti e indifesi, a cui vengono sottratti vari oggetti personali, dal portafoglio al  telefonino.

 Dall'analisi, il dato che balza agli occhi è che, in linea  generale, il numero delle denunce è più alto nel Nord del Paese. Alla Lombardia e all'Emilia Romagna, regioni in testa, si aggiungono  infatti il Veneto, con 820 denunce, e il Piemonte, con 739. Le cose sembrerebbero andare infatti meglio al Sud. In Campania ad esempio,  regione spesso nell'occhio del ciclone in materia di sicurezza negli  ospedali, il numero delle denunce per furto è pari a 368. Circa una al giorno di media. Più o meno come la Sicilia (390), e poco meno della Puglia (436). Al Centro sono invece Lazio (569) e Toscana (528) le  regioni che contano più denunce per furti in corsia. Scorrendo i dati della Polizia di Stato,  nel dettaglio delle restanti regioni si registrano: 135 denunce negli ospedali delle Marche; 105 in quelli dell'Umbria; 34 in Molise; 11 in Basilicata. E poi ancora: 297 in Liguria; 77 nel Trentino Alto Adige;  150 in Friuli Venezia Giulia; 101 in Sardegna; 9 in Valle D'Aosta. "I dati emersi - commenta Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato (Tdm)  di Cittadinanzattiva - fanno pensare che al Sud, probabilmente, non si denunciano questi furti in corsia. Non voglio avere pregiudizi nei confronti del Meridione - aggiunge - ma attenzione a leggere questi  dati e pensare che ci sia un allarme sicurezza negli ospedali del Nord. Anzi - sottolinea - semmai questa differenza nelle cifre deve spingere chi di dovere a monitorare ancora di più il fenomeno nelle  regioni del Sud". Monitoraggio a cui deve far seguito un'azione di vigilanza più  serrata. "Esistono procedure, anche elementari - spiega la coordinatrice nazionale del Tdm - che si possono attuare per alzare la

soglia di attenzione. Una soglia che, al di là dei furti, al momento è troppo bassa negli ospedali italiani. E i fatti di cronaca degli ultimi tempi lo stanno a testimoniare". Tra le misure da adottare per aumentare la sicurezza, Moccia segnala: "l'aumento del personale di vigilanza,  soprattutto all'ingresso delle strutture e nei reparti più sensibili come la maternità e la geriatria". E ancora. "L'installazione di  telecamere, ma - sottolinea la coordinatrice nazionale del Tdm -  sempre nel rispetto della privacy del paziente però". Inoltre, si possono adottare tutta una serie di accortezze, "anche banali", come  ad esempio "la chiusura a chiave dei cassetti", spiega Moccia. Per limitare il problema, le soluzioni del segretario generale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, sono soprattutto due: "buon senso e spirito civico". Per il segretario, innanzitutto "è necessario che  tutte le vittime di furti facciano sempre denuncia. Anche per accendere meglio i riflettori sul fenomeno. Inoltre - sottolinea - è bene che tutti i cittadini usino accortezze dettate dal buonsenso, come ad esempio evitare di portarsi con sè oggetti preziosi. E' anche vero però - aggiunge Cozza - che nel caso di ricoveri d'urgenza, non  programmati, è più difficile fare queste valutazioni". Anche per il presidente della Federazione Ipasvi (Federazione  dei Collegi degli infermieri), Annalisa Silvestro, i dati rilevati  dall'analisi della Polizia di Stato lasciano spazio a qualche  perplessità sulla portata reale del fenomeno. Soprattutto al Sud.  "Vista la differenza delle cifre - spiega Silvestro - viene  immediatamente da pensare che nel Mezzogiorno si facciano meno  denunce. Forse per una questione culturale". Per Silvestri, comunque, il problema dei  furti in corsia è di difficile soluzione, sia al Nord che al Sud.  "Negli ospedali si concentrano tantissime persone, non solo addetti ai lavori e pazienti. Sono strutture aperte. Questo aumenta la possibilità che ci siano anche alcuni malintenzionati. D'altronde - sottolinea - quando il flusso è elevatissimo, il problema diventa

purtroppo fisiologico".  C'è inoltre da considerare che le strutture sanitarie possono  rappresentare anche un 'richiamo' invitante per i ladri. "Negli ospedali - spiega Silvestro - si trovano strumentazioni e attrezzature  diagnostiche sofisticate, di alto valore, che spesso finiscono nel  mirino dei ladri. Così come alcuni farmaci, soprattutto quelli  difficilmente reperibili senza ricetta medica. Il grosso dei furti però - sottolinea la presidente Ipasvi - è a danno dei pazienti, a cui vengono sottratti oggetti personali: portafogli, telefonini e altro".    Una soluzione potrebbe essere quindi quella di potenziare i  sistemi di vigilanza. "Si potrebbe rafforzare la presenza della  Polizia, soprattutto nei piccoli ospedali dove manca del tutto, ma - conclude Silvestro - anche le Forze dell'ordine devono fare i conti  con il problema della carenza degli organici".

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