Racca contestata alla presidenza di Federfarma. A rischio l'assistenza diretta nelle farmacie: la manovra va cambiata

| 22/06/2010 15:21

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Federfarma, l'associazione nazionale dei titolari di farmacia italiani, ha deliberato  a maggioranza la revoca del mandato alla presidente Annarosa Racca sostituendola, fino alla convocazione degli organi statuari, prevista per il 30 giugno, con il vice presidente della componente rurale della categoria (Sunifar), Cesare Quey. La revoca secondo quanto si legge in un documento approvato lunedì, è stata dettata da ''inefficacia delle politiche di difesa della categoria''. ''Con l'aiuto di tutti i colleghi - spiega il nuovo presidente Cesare Quey - m'impegnero' personalmente per un'accelerazione della battaglia contro i provvedimenti contenuti nella manovra economica del Governo, che sono punitivi e che qualora non si riuscissero a modificare diventerebbero distruttivi''.

Colpo di mano prontamente contestato dalla stessa Racca. E infatti rischia di finire in Tribunale la querelle tra le varie componenti di Federfarma sulla revoca del mandato alla presidente'. ''Io resto a disposizione della categoria - ha spiegato  - ma tutto deve essere fatto con regole statutarie certe e non attraverso colpi di mano. Dunque per la legge sono ancora presidente in carica di Federfarma''. E quanto ai ''rancori'' in seno alla categoria, Racca ha sottolineato che visto l'attuale momento delicato ''dovranno aspettare ancora un po'''. Per Alfonso Misasi, segretario nazionale dell'associazione nazionale dei titolari di farmacia italiani, ''non esiste ne' un verbale, ne' un comitato centrale che abbia votato la sfiducia. Dunque non puo' esistere un altro presidente eletto, casomai solo dei colleghi che non gradiscono l'attuale presidente''. Intanto la manovra economica finalizzata al contenimento delle spesa farmaceutica ''e' pesantissima e iniqua'' e mette a rischio ''l'assistenza farmaceutica'', con gravi disagi per tutti i cittadini che potrebbero essere costretti a pagarsi i farmaci di fascia A di tasca propria, per poi chiedere il rimborso. L'Sos e' stato lanciato dal presidente di Federfarma, Annarosa Racca, nel corso di una conferenza stampa organizzata per denunciare le criticita', per il sistema farmacie, contenute nella manovra economica. ''E' molto probabile - ha sottolineato Racca in tal senso - che nel giro di qualche mese le farmacie saranno costrette a sospendere la dispensazione dei farmaci in regime di Ssn. In quel caso i cittadini dovranno pagarsi i farmaci di tasca propria e chiedere il rimborso alla Asl''. Federfarma, aggiunge Racca, ''non vorrebbe attivare proteste che ricadano sulla testa dei cittadini, ma con questa manovra, se non verra' modificata, gli abitanti dei piccoli paesi o dei centri oramai spopolati, in gran parte anziani, si troveranno in grande difficolta' e dovranno fare molti chilometri per trovare una farmacia, perche' molte strutture saranno costrette a chiudere''. Il presidente di Federfarma hai poi ricordato che la ''manovra costa alle farmacie circa 400 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i 600 milioni di euro pagati ogni anno dalle farmacie al Ssn sotto forma di sconto sul prezzo dei farmaci erogati ai cittadini e gli 80 milioni di pay back'', aggiungendo in ogni caso che considera ''positiva l'intenzione espressa dal Governo di intervenire esentando le circa 1500 farmacie gia' oggi sovvenzionate dallo Stato''. Il problema pero', resterebbe per le oltre 15 mila farmacie. Per questo Racca propone, per ottenere lo stesso risparmio per il Ssn previsto nella manovra, di ''tagliare il prezzo dei farmaci del 3,3%. Una riduzione - conclude - che consentirebbe ai cittadini di spendere meno e che ridistribuirebbe su tutta la filiera le misure contenute nella manovra economica''. Le spese sanitarie hanno impoverito o creato problemi a molti italiani, che se le sono dovute pagare di tasca propria perché non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. La grande fetta della spesa è rappresentata dai farmaci (70%), seguiti dalle visite specialistiche (10,2%) e dalle cure dentistiche (7,4%), come evidenzia il rapporto Sanità 2009 del Ceis dell'università di Tor Vergata. Il peso della farmaceutica si attenua col crescere del reddito, quando le famiglie riducono il livello di rinuncia ed entrano nei budget familiari prestazioni più costose, come quelle specialistiche e odontoiatriche. E' infatti a questo tipo spese sanitarie, soprattutto se si tratta di single o coppie senza figli. Le coppie con figli invece tendono a procrastinare la spesa sanitaria per se stessi o affrontarla solo se non porta all'impoverimento, preferendo spendere per i propri figli. Un comportamento protettivo verso i bambini che rischia però di danneggiare la salute dei genitori. Ad essere impoverite non sono solo le famiglie degli strati economici più bassi, ma anche quelle di ceto medio. Ecco una tabella con la composizione del consumo sanitario 'out of pocket': Spesa Ospedaliera: 0,3% Visite: 10,2% Dentista: 7,4% Ausiliari: 0,8% Analisi: 6,4% Apparecchi: 3,8% Termali: 0,0% Farmaceutica: 70% Disabilità: 1,0%.