Solo 450 i certificati inviati online. L’Ordine di Milano scrive a Bianco (Fnomceo). L’opinione di Massimo Tombesi

Silvio Campione | 21/06/2010 22:06

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Da sabato 19 giugno negli ospedali e dal 21 giugno anche per i medici di famiglia i certificati di malattia dei dipendenti pubblici dovrebbero viaggiare solo online. Il condizionale è d’obbligo perché  i medici di famiglia che hanno il compito, come impone la legge Brunetta, di inviare i certificati all’Inps – che può essere consultato online anche dal paziente – in realtà non sono ancora pronti. Manca, infatti, come per altro denunciano i tanti medici su Dottnet, il canale telematico e il software. Un  problema comunque che non vale per tutte le regioni, come dichiarano gli iscritti al nostro Social. Finora, secondo i primi dati, sono stati inviati solo 450 certificati e circa 200 sono i  medici che hanno ottenuto il Pin. Tra l’altro il 20 luglio terminerà anche il periodo di collaudo che farà scattare le sanzioni disciplinari per chi continua a usare la carta.

 Tuttavia lo stesso ministero ci ha confermato che difficilmente si potranno rispettare le scadenze imposte dalla Legge, anche perché con l’estate alle porte si presenta anche il problema dei sostituti. In questi casi la norma prevede infatti l'illecito disciplinare, che se ripetuto più volte può portare fino al licenziamento del medico o all'annullamento della sua convenzione con il servizio sanitario. La riforma, in realtà, lascia spazio a eventuali deroghe, che quasi sicuramente saranno applicate. Intanto appare preoccupato  il presidente dell’Ordine del Medici di Milano Ugo Garbarini che lancia un appello al presidente della Fnomceo Bianco.

Ecco il testo della lettera che ha inviato:  

Mi corre l'obbligo di trasmetterti le osservazioni emerse dalla Commissione sugli aspetti di rilevanza deontologica di Contratti e Convenzioni del nostro Ordine (tenutasi il 20 maggio u.s.) e fatte proprie dal nostro Consiglio in data 14 giugno u.s., in merito al recente rinnovo dell'ACN della Medicina Generale firmato dalle principali OOSS.  Alcuni passaggi di tale documento, come sicuramente non Ti sarà sfuggito, introducono rilevanti novità normative nella Medicina del Territorio che a nostro avviso potrebbero presentare criticità da un punto di vista deontologico.  Il primo punto che merita la dovuta attenzione è sicuramente quello che prevede l'istituzione del "referente unico delle UCCP", una sorta di "primarietto" inter pares nominato dalla parte pubblica che costituirebbe di fatto l'introduzione del sistema gerarchico (tipico dell'organizzazione ospedaliera) nella Medicina Territoriale. Questo rischia di andare a stravolgere quello che da sempre è stato l'assetto della assistenza primaria territoriale costruita sull'alleanza terapeutica tipica del rapporto duale medico paziente, andando a minare quella indipendenza ideologico/operativa (tutelata dall'art. 4 del nostro Codice Deontologico) di colui che è l'unico responsabile della salute "globale" del paziente: il Medico di Famiglia.  Non minori preoccupazioni suscitano le "disposizioni sui flussi informativi" che prevedono la trasmissione da parte del Medico di Famiglia di tutta una serie di informazioni sanitarie relative ai propri assistiti, agli uffici amministrativi delle Aziende Sanitarie, al fine di costituire il cosiddetto "patient summary". Orbene non può non lasciare perplessi l'idea che il Medico sia obbligato per contratto a trasmettere dati sensibili che verranno poi messi in rete per l'utilizzo da parte di qualsiasi operatore sanitario (ma anche di chiunque sappia introdursi lecitamente o illecitamente negli archivi informatici del Sistema Sanitario). Ci sorge spontanea una domanda: e se il paziente non avesse piacere di sbandierare all'intero mondo sanitario tutti i suoi dati clinici, il Medico come dovrà comportarsi? Dovrà seguire i 2 dettami degli art. 10, 11 e 12 del Codice Deontologico (compiendo così una infrazione dei suoi obblighi convenzionali) o dovrà obbedire ai dettami dell'ACN (compiendo una infrazione di carattere deontologico)? Non aspettiamo di trovarci di fronte al fatto compiuto ed interveniamo subito per denunciare i rischi connessi al documento recentemente firmato affinchè possano essere apportati i dovuti correttivi.  Rivendichiamo ancora una volta l'indispensabile ruolo che la FNOMCeO dovrebbe tornare a ricoprire nelle fasi di trattativa dei Contratti della Dirigenza Medica e nelle Convenzioni della Medicina Generale.

Sulla vicenda certificati online interviene anche Massimo Tombesi con un'opinione tratta dal “nuovo sindacato dei medici di Continuità Assistenziale” che fa un’analisi attenta delle criticità:

Il problema delle certificazioni di malattia è un indicatore dello stato di decadenza della MG in Italia. Certificare la malattia indipendentemente dalla effettiva necessità di un intervento medico e sin dal primo giorno, è semplicemente impossibile, online o meno che sia. L'invio online e le deliranti sanzioni previste da Brunetta, smascherano il fatto che disposizioni di legge impossibili da osservare hanno determinato automaticamente l'illegalità diffusa da decenni. Tutti i medici (o se preferite il 99 %) hanno fatto certificati senza visite in una percentuale consistente di casi, perché visitare tutta questa gente, spesso a domicilio, non è compatibile con il lavoro. Il sindacato non ha mai sollevato il problema con la durezza che richiedeva, facendo finta di niente per l'assenza controlli, l'ampia tolleranza sul malcostume da tutti conosciuto e perché la verità ovviamente non poteva essere detta. I MMG hanno perciò adottato una soluzione all'italiana, normale di fronte all'ipocrisia di regole impossibili. Ora tutto questo non si può dire, perciò si deve fare finta che il problema sia solo tecnico: l'invio telematico. Tutta la discussione è ora surrealisticamente e pateticamente orientata sull'efficienza delle linee ADSL, sulle zone non coperte da linee ad alta velocità, sulla privacy o sui medici poco esperti di computer. Oltre ai 12 milioni di certificati che l'Inps dichiara di ricevere oggi, ce ne sono altrettanti che non riceveva perché relativi ai dipendenti della pubblica amministrazione: questo significa che noi facciamo (dovremmo fare) almeno 20-24 milioni di visite, ma si parla anche di 50 milioni (almeno 500 visite all'anno per medico) al 90% perfettamente inutili per fini di salute e motivate solo dalla lotta all'assenteismo, messa in atto con l'unica risorsa della MG. Visite spesso domiciliari, che si sa a priori che sono inutili, che sono anzi dannose per l'induzione di prescrizioni che determinano, che non possono rilevare alcunché di obiettivo, che non sono richieste dai pazienti stessi, a seguito delle quali si certificano con finzione di oggettività i sintomi riferiti per far finta di aver diagnosticato qualcosa. Dismenorree, febbri, mal di gola, mal di pancia, diarree, lombalgie, vertigini, cefalee, indagini diagnostiche come colonscopie, isterosalpingografie, piccoli interventi chirurgici, attacchi di panico, depressioni, lievi sindromi influenzali e così via. Far finta di controllare tutto perché nulla fosse controllato era la regola, ora spezzata dal ministro che crede e pretende di far controllare veramente tutto da noi (e in doppio dai medici fiscali). Nella trasmissione TV di Vespa si è toccato a proposito dei certificati di malattia uno dei vertici più alti dell'ipocrisia (una roba da far male al cuore). Mi chiedo se ha senso mantenere una linea moderata e di "concertazione" con una controparte che stabilisce i nostri obblighi per decreto, con sanzioni peggiori che per una rapina in banca, e senza compenso (ma non è questo il punto). Dai "sondaggi" di Mannheimer che hanno preparato il bel quadretto della "modernizzazione", risulta che all'80 % il popolo "ipocrita" di questo paese ritiene giusto che un medico che certifichi il falso sia licenziato e radiato dall'albo. Sono gli stessi che chiedono le medicine per il cane e i certificati falsi di qualunque cosa, anche su suggerimento dei loro dirigenti, ma di fronte ad un sondaggio recuperano un senso di civiltà scandinavo, in modo da mantenere costante il gap tra la realtà e le dichiarazioni. Tutti felici comunque di non dover più spedire raccomandate con il certificato all'Inps: ci pensa il MMG. L'obbligo di certificazione online al 100%, che si fa passare per "modernizzazione" è una emerita idiozia, se non altro perché in caso di visite a domicilio implica per noi dover fare prima la visita, poi tornare in studio per inviare il certificato, quindi spedire (o consegnare) il certificato e l'attestazione di invio (stampati su carta) al paziente o "per SMS". Tutto ovviamente a carico nostro. Non è, ripeto, una questione di soldi, ma di dignità professionale. Poi si sa che al MMG medio se gli dai 50 centesimi per spostare l'asse terrestre, te lo sposta; non ha importanza se ha un significato o no rispetto al suo ruolo professionale. Brunetta dichiara che risparmierà mezzo miliardo di euro. I MMG faranno il data entry sui server dell'Inps per permettere all'Inps di risparmiare "la carta" e il lavoro dei suoi impiegati. Il lavoro (e anche la carta, raddoppiata rispetto a quella richiesta con le certificazioni cartacee) li metterà gratis la MG. Infatti il ministro afferma che i MMG prendono già 9 euro a paziente all'anno di indennità per l'uso del PC, cosa che sarebbe esilarante se uno si potesse ancora permettere di ridere. Come già nel primo decreto, quando disse che la malattia doveva essere certificata obbligatoriamente da medici pubblici, Brunetta non sa neppure di che cosa parla, ma dopo aver moltiplicato per 10 la cifra (prendiamo 950 euro all'anno, non 9.000), mantiene il punto perché il falso si può sempre sostenere quanto basta finché non se ne parla più. Del sindacato che ha inviato una lettera contestando le cifre, dice che è "minoritario", come se il vero e il falso dipendessero dal numero di tessere sindacali che si hanno. Qualcuno, vista la strategia sindacale, sta cercando disperatamente di difendersi da solo.  Non credo che il modo in cui siamo trattati abbia uguali nel mondo intero, neppure nei peggiori paesi. Varrebbe forse la pena di tentare di ricostruire il filo, almeno per poter capire: come è potuto accadere solo in Italia che un'intera categoria di medici, portata in tutti i paesi del mondo in palmo di mano, da noi si sia ridotta a uno zimbello. Ci sono responsabilità politiche e sindacali, ma rimango convinto che le più rilevanti siano soggettive e della categoria.