Il 25% degli ammalati di Hiv non è a conoscenza del proprio stato

| 22/06/2010 11:48

In Italia si stima che circa il 25% dei soggetti con infezione da Hiv non sia a conoscenza del proprio stato di sieropositività. Il dato è stato diffuso in occasione della prima giornata dell'Icar, la 'Conferenza Italiana su Aids e Retrovirus' che si tiene nella facoltà di medicina a Brescia. E' un convegno nazionale, organizzato a cadenza annuale di grande rilievo scientifico durante il quale esperti a livello nazionale fanno il punto sulla diffusione dell'Aids. Il fatto che un quarto dei malati di Aids ignorino di esserlo comporta ''un aumentato rischio di trasmissione, sia per il fatto che questi soggetti non sono in trattamento e dunque hanno livelli più elevati di viremia e una maggiore contagiosità, ma anche perché non adottano alcuna misura per evitare la trasmissione dell'infezione.

E' stato stimato, infatti, che il rischio di trasmissione tra i soggetti che non sono consapevoli del proprio stato di infezione e' cinque volte superiore rispetto a quella di coloro che sono a conoscenza della propria positività''. Se tutti i soggetti fossero consapevoli della loro positività ''si potrebbe ridurre del 30% il rischio di trasmissione sessuale''. In Italia la diagnosi di infezione da Hiv è raggiunta diversamente rispetto ad altri Paesi. Il test, e' stato spiegato ''è offerto a categorie a rischio e a soggetti che accedono a determinate strutture sanitarie, solo dopo acquisizione di un consenso informato (opt-in), contrariamente a quanto accade in altri Paesi, come gli Usa, in cui si applica la strategia opt-out, che prevede l'offerta del test a tutti i soggetti tra i 16 e i 64 anni che accedano a strutture sanitarie a meno che non vi sia un esplicito rifiuto''. In Italia, quindi è applicata la ''strategia di promozione del test basata sul rischio'' che ''non ha funzionato, considerando che i tassi di trasmissione dell'infezione non si sono modificati negli ultimi 10 anni e che oltre il 50% dei pazienti esegue il test molto tardivamente, quando sono già presenti i segni della malattia Aids. Inoltre, le categorie a rischio non sono così ben definite come in passato e in moti casi il test non viene offerto, ''perdendo l'opportunità di identificare nuove infezioni''. La conclusione è stata quindi: ''La diagnosi precoce rappresenta un elemento chiave sia in termini di salute pubblica sia individuale. E' stato dimostrato, infatti, come l'inizio precoce del trattamento si associ ad un aumento della sopravvivenza del paziente con infezione da Hiv e dunque anche ad una riduzione dei costi sanitari per un minore ricorso all'ospedalizzazione''.

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