Intervista con Bianco (Fnomceo): Riforma della professione, manovra e certificati online le nostre priorità

Silvio Campione | 22/06/2010 15:29

Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo, ha un’agenda fitta d’impegni: la questione dei certificati online, il futuro della professione alla vigilia delle ricorrenze per il centenario delle fondazioni ordinistiche con le riforme che inevitabilmente stanno accompagnando il cammino dei medici alla vigilia del terzo millennio. Cominciamo dall’ultima: per la riforma delle professioni tre sono i punti cardine individuati dal numero uno della Fnomceo con in prima fila la questione formazione, aggiornamento e i titoli. Quindi società professionali e la comunicazione.

Qual è il punto che ritiene degno di maggiore attenzione?

Partirei dalle società multi professionali dove vi sono soci di capitale nelle quali è importante individuare a favore del paziente chi realmente effettua la prestazione, mentre per quanto riguarda le società di capitale va ben messo in chiaro la partecipazione fissando anche un tetto. Occorrerebbe una legge quadro per definire bene i paletti.

E per le società di capitale?

E’ ovvio che chi rischia in un’azienda desidera che il suo capitale venga remunerato. Ma è importante porre un tetto ai soci affinché non abbiano la maggioranza. Si tratta, insomma, di porre un freno per il quale potrebbe essere utile una legge quadro. E quindi un decreto legislativo che imponga le direttive giuridiche.

Le tariffe minime furono cancellate da Bersani ma voi vedreste di buon occhio un’eventuale reintroduzione.

Certo: le tariffe nel 2006 abolite nel 2006 risalivano al 1992. E comunque per noi una prestazione non può scendere sotto una soglia ben definita. Altrimenti si rischia sulla qualità perché il tempo è denaro e se si abbassa troppo la soglia si è costretti ad aumentare il numero delle visite per recuperare sui costi: il  tempo è sicuramente un indice di grande rilievo per definire la qualità di una prestazione.

Con la certificazione online tuttavia i tempi si dovrebbero ridurre secondo Brunetta. Lei che cosa ne pensa?

Innanzitutto dalle notizie che mi arrivano, questa prima fase di sperimentazione si è conclusa in maniera non troppo brillante. Almeno per quanto riguarda le tecnologie che non sarebbero una gran cosa. Credo che si andrà inevitabilmente verso un rinvio della fase definitiva.

Lei è comunque favorevole all’introduzione dell’informatica.

La tecnologia senza dubbio aiuta tantissimo, in particolare quando ci sono sovrapposizioni di elevate transazioni, quale appunto il caso dei certificati la cui spedizione potrebbe trarre notevoli vantaggi dall’informatizzazione. Ma questo può avvenire solo se ci sono tutte le condizioni materiali e strumentali. E non mi pare si siano raggiunti questi standard per l’invio telematico dei certificati di malattia. E’ importante, inoltre, che il tempo che si perde  non metta a rischio la qualità, anche perché oggettivamente un medico – e non solo – non può fare troppe cose contemporaneamente.

Alla luce di tutto ciò, dove sta andando la professione medica?

Il medico va dove la gente, dove va il Paese, sposando le preoccupazioni che avvertono i suoi pazienti e l’intera categoria. E sempre in stretto contatto con la comunità . Adesso c’è una nazione che soffre e quindi anche la professione sta soffrendo e non poco.

Si riferisce alla manovra economica che colpisce anche la sanità?

Infatti: se la manovra sarà confermata nel suo impianto un’intera generazione non avrà alcun progresso economico e professionale. E non per tre anni come dicono ma per una vita intera. Senza turn over e rinnovo contrattuale lo Stato solo con noi risparmierà 5 miliardi nell’arco di un decennio. Ma a costo di un sacrificio economico insopportabile, per noi e i medici futuri. Con problemi anche sull’occupazione.

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