Il Comitato di bioetica riconosce che sulla morte la legislazione italiana è garantista

| 25/06/2010 15:03

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Il Comitato nazionale di  bioetica (Cnb) "riconosce che la legislazione italiana  sull'accertamento della morte, corredata dalle attuali linee guida, è estremamente garantista e prudenziale e ha consentito alle strutture mediche di adottare una pratica omogenea". La conferma della validità  dei criteri adottati nel nostro Paese per l'accertamento della morte arriva da un nuovo parere del Cnb, approvato all'unanimità fatta eccezione per un voto contrario, che va a integrare il documento sul  tema redatto dallo stesso Comitato nel 1991. "Dopo una ampia analisi di carattere sia clinico che etico, che  ha tenuto conto delle diverse argomentazioni – dicono i vertici dell'organo governativo della bioetica - il Cnb è giunto alla  conclusione che sia lo standard neurologico che quello cardiopolmonare sono clinicamente ed eticamente validi per accertare la morte  dell'individuo ed evitare in modo certo la possibilità di errore".

In particolare, il Comitato "per quanto riguarda i criteri neurologici ritiene accettabili solo quelli che fanno riferimento alla 'morte cerebrale totale' e alla 'morte del tronco-encefalo', intese  come danno cerebrale organico, irreparabile, sviluppatosi acutamente, che ha provocato uno stato di coma irreversibile, dove il supporto artificiale è avvenuto in tempo a prevenire o trattare l'arresto  cardiaco anossico".  "Il Comitato, tuttavia - precisa il Cnb - ritiene che le spiegazioni all'opinione pubblica di questo concetto andrebbero corrette e aggiornate soprattutto sotto il profilo terminologico con definizioni oggi più rispondenti alla corrente pratica clinica". "I criteri adottati - si specifica  - richiedono inoltre la condizione che sia rispettata l'osservanza rigorosa e meticolosa e i pre-requisiti clinici della metodologia, delle procedure e del ricorso eventuale ai test confirmatori. Si raccomanda proprio a tal fine il massimo di uniformità nei protocolli sia per lo standard cardio-polmonare che per quello neurologico, che  allo stato appaiono di sovente difformi da Paese a Paese, ingenerando confusione nell'opinione pubblica con ricadute negative sulla considerazione relativa all'attendibilità dei criteri stessi". Soprattutto la critica del Cnb "è nei confronti di quei protocolli, presenti in altri Paesi, che stabiliscono l'avvenuta morte del paziente con standard cardio-polmonare in base a tempi di accertamento fortemente ridotti (tra i 2/5 minuti). Il rischio -  secondo il Comitato - è che il paziente possa ancora 'essere vivo', non essendo sufficiente il brevissimo lasso di tempo intercorso dall'arresto cardiaco per dichiarare la perdita irreversibile delle  funzioni dell'encefalo". Il Cnb richiama infine "l'attenzione sul rispetto della 'regola del donatore morto' nell'ambito della donazione e del prelievo di organi che non deve tradursi nella 'regola del  donatore morente'".