Farmacisti: modifiche alla manovra o pagheranno i cittadini

Redazione DottNet | 26/06/2010 18:56

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Se la manovra economica del Governo non sarà modificata per quanto riguarda la parte inerente la spesa farmaceutica a risentirne potrebbero essere soprattutto i cittadini, che di qui a qualche mese si ritroverebbero costretti a pagare di tasca propria i farmaci di fascia A per poi chiedere il rimborso alla Asl competente. Per il momento è solo una minaccia, anche se in Campania il presidente regionale di Federfarma, Michele Di Iorio, ha già ipotizzato il passaggio entro fine mese al pagamento diretto dei farmaci da parte dei cittadini, ma l'allarme lanciato dalla presidente di Federfarma, Annarosa Racca alla vigilia dell'assemblea della Federazione, non può non lasciare indifferenti.

Al punto che il Codacons annuncia fin d'ora ''che se questa ipotesi si verificasse per davvero scatterebbero immediatamente le denunce alla Procura della Repubblica contro le farmacie inadempienti'', perché ''non è accettabile che per difendere i propri interessi di categoria si intimoriscano i consumatori''. I farmacisti, dunque, tornano all'attacco del Governo colpevole, secondo loro, di aver messo in campo una manovra ''pesantissima e iniqua'' contro il sistema farmacie. Sotto accusa, l'articolo 11 della manovra, che 'chiama' le farmacie a versare alle Asl una tassa del 3,65%, che andrebbe a gravare sui conti delle 17 mila farmacie italiane che per il 60-70% del bilancio sono legate ai farmaci erogati dal Servizio sanitario. ''Noi non vogliamo attivare proteste che ricadano sulla testa dei cittadini - ha spiegato Racca - ma questa manovra mette a rischio l'assistenza farmaceutica ed è molto probabile che se non sarà modificata nel giro di qualche mese le farmacie saranno costrette a sospendere la dispensazione dei farmaci in regime di Ssn. E in quel caso i cittadini dovranno pagarsi i farmaci di tasca propria e chiedere il rimborso alla Asl''. Dopo aver ricordato che la ''manovra costa alle farmacie circa 400 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i 600 milioni di euro pagati ogni anno dalle farmacie al Ssn sotto forma di sconto sul prezzo dei farmaci erogati ai cittadini'', il presidente di Federfarma (tra l'altro alla prese con una faida interna che ha generato una mozione di sfiducia, da lei non riconosciuta) ha sottolineato di considerare ''positivamente l'intenzione espressa dal Governo di intervenire esentando le circa 1500 farmacie già oggi sovvenzionate dello Stato''. Ma ha anche espresso preoccupazione per le altre 15 mila farmacie presenti sul territorio. E in tal senso ha lanciato la sua proposta, ovvero quella di tagliare il prezzo dei farmaci del 3,3% all'origine. Una soluzione, ha spiegato, che farebbe ottenere lo stesso risparmio per il Ssn previsto nella manovra, e che ''consentirebbe ai cittadini di spendere meno e che ridistribuirebbe su tutta la filiera le misure contenute nella manovra economica''.