Saranno i farmacisti a salvare la sanità e gli ospedali italiani. Parola di Fazio

Silvio Campione | 29/06/2010 15:38

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Risparmiare il 40% della spesa per medicinali e ausili terapeutici (dai cerotti ai pacemaker) negli ospedali italiani. Un obiettivo ambizioso ma che si può raggiungere con l'impiego dei farmacisti in corsia, a stretto contatto con il medico, che gestiscono in modo più oculato il farmaco negli ospedali italiani. Non solo: oltre alla riduzione dei costi, si abbattono del 30% le possibilità di errori come gli scambi delle medicine tra un paziente e l'altro. I dati si basano su risultati già registrati in alcuni nosocomi italiani. Perciò il Ministero della Salute, dipartimento della Qualità, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo), la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi), l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiao) e la European Association of Hospital Pharmacists (Eahp), ha avviato il progetto 'Farmacista di Dipartimento'.

 La prima fase, dedicata alla formazione, che si è svolta a Roma presso il Ministero, si e' appena conclusa. Dal primo luglio partirà, invece, la sperimentazione sul campo (si concluderà a marzo 2011), che prevede 10 farmacisti in corsia alle Molinette di Torino, all'Istituto Oncologico Veneto di Padova, agli Ospedali Riuniti di Ancona, all'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e all'Ospedale San Vincenzo di Taormina (Me). ''La fase di formazione - spiega Filippo Palumbo, capo dipartimento della Qualità del ministero della Salute - ha avuto la finalità di dotare i farmacisti delle competenze necessarie per poter svolgere la loro attività ai fini della sicurezza dei pazienti in ambito oncologico/oncoematologico e contribuire all'elaborazione di un modello di farmacista di corsia che possa essere adottato anche a realtà diverse da quello oncologico''. Il corso ha fornito anche gli strumenti necessari a migliorare gli aspetti professionali correlati alla comunicazione per assicurare una rapida ed efficace integrazione con le diverse figure del dipartimento. ''In molte realtà internazionali, quali gli Stati Uniti - spiega Laura Fabrizio, presidente Sifo - la figura del farmacista in corsia è già da anni una realtà consolidata. E' necessario, quindi, individuare un modello applicabile nella realtà italiana. In seguito, il nostro compito sarà quello di implementare questa figura in altre strutture italiane e in altri processi, quali medicina, nefrologia, pediatria e terapia intensiva''. Secondo Marco Venturini, segretario nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), l'appropriatezza nella scelta del medicinale per ogni paziente sta assumendo un ruolo sempre maggiore. ''Trattamenti mirati, dosaggi targetizzati, monitoraggio dell'efficacia e del rapporto benefici-costi - conclude - sono tematiche sempre di più all'ordine del giorno e che per alcuni medicinali molto costosi come quelli oncologici assumono un'importanza fondamentale. Per questo la figura del farmacista di dipartimento, inserito nei reparti di oncologia ed onco-ematologia, può produrre risultati concreti in termini di risparmi e di riduzione degli errori''.