Smi e Snami Lazio: pronti al primo sciopero telematico contro i certificati online

Silvio Campione | 01/07/2010 12:09

Ancora dubbi e perplessità sui certificati medici online da parte dei rappresentanti di  categoria. "Una procedura non contemplata dall'accordo collettivo nazionale della medicina generale e che, peraltro, rappresenta un enorme aggravio burocratico per il medico, declassato alla mera figura di terminalista informatico". E' la protesta del Sindacato dei medici italiani del Lazio (Smi), pronto a proclamare un dissenso telematico, in accordo con Snami. Il provvedimento, che mette in campo sanitario le certificazioni telematiche, incontra non pochi ostacoli - ricorda Smi - per la  mancata sinergia tra Regione, Inps, Asl e camici bianchi. Inoltre, nonostante i vertici sindacali abbiano chiesto chiarimenti sui nodi da sciogliere, non sono stati ancora convocati dalla Regione Lazio.

 "La Regione - spiega Giuseppe Di Donna, presidente regionale Snami-Lazio - deve farsi carico delle spese di personale di studio che i medici  saranno costretti ad assumere per il disbrigo di queste ulteriori  incombenze, nonché delle spese relative alla connettività e alla gestione informatica".  "In un momento particolarmente complesso, in cui la finanziaria appena approvata chiede ai medici di medicina generale dei sacrifici  pesantissimi dal punto di vista economico - continua - non si può imporre a questa categoria di ridurre il tempo di assistenza dei  propri pazienti, per inviare certificazioni telematiche. Non  dimentichiamo - conclude il presidente regionale Snami Lazio - che sul nostro territorio sono dislocate anche zone in cui non vi è alcuna  copertura adsl (Valle del Salto, del Turano e dell'Aniene)". "Lo Smi - aggiunge Gian Marco Polselli,  segretario regionale Smi-Lazio - ha già fatto esplicita richiesta allagovernatrice del Lazio, Renata Polverini, di prevedere una proroga per la trasmissione telematica dei certificati di malattia; affinchè  vengano risolte tutte le difficoltà".   Il sindacato auspica che, a tutti medici della Regione Lazio, sia consentito di attuare, contemporaneamente, la pratica della certificazione on-line: "Asl, ospedali e policlinici universitari, non sono ancora pronti ad attuare questo procedimento; con il rischio che  i 5.400 medici di medicina generale presenti sul territorio, siano costretti a fare i terminalisti per conto dei restanti 24mila colleghi abilitati all'invio della documentazione on-line". Un iter inaccettabile sia per gli utenti che per gli stessi medici  "Alla luce dei fatti - conclude Gian Marco Polselli - invitiamo tutti i vertici degli Ordini dei medici del Lazio, a riconoscere la  certificazione telematica quale diritto-dovere di tutti i medici  iscritti agli Albi professionali, e non solo per i professionisti che operano direttamente per il Servizio sanitario regionale.  Diversamente, come già detto, saremo costretti ad attuare ogni modalità di disaccordo, fino ad una vera e propria protesta  telematica, per contrastare una operazione che appare improvvisata.  Fonte di confusione e disagio per tutte le parti in causa".

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