La vaccinazione come opportunità: Iss, serve maggiore informazione

Infettivologia | | 02/07/2010 12:30

''I vaccini sono un'opportunità e non un obbligo''. Lo ha detto Monica Bettoni, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui in Italia la vaccinazione è associata dall'opinione pubblica più ai rischi che ai benefici. Bettoni è intervenuta a margine della tavola rotonda su 'I vaccini: un bene per la tutela della salute per il presente e per il futuro' che si è tenuta presso la sede della Novartis Vaccines di Siena. ''Facciamo controlli di stato per garantire la sicurezza dei cittadini: i vaccini oggi non sono dannosi, sia per come sono prodotti sia per come sono strutturati''. E' anche un problema di comunicazione: ''Serve maggiore formazione e informazione per medici, pediatri ma anche personale non medico. Lo ha dimostrato la recente pandemia: la gente non vuole vaccinarsi e i medici per primi. Un atteggiamento da correggere'', ha poi spiegato Bettoni nel suo intervento, che si è snodato su altri due punti:

 ''Le vaccinazioni restano importanti strumenti di sanità pubblica, insieme all'acqua potabile hanno cambiato la vita e la salute di tanti cittadini'', ha detto, e ha aggiunto: ''Il futuro è nell'incremento della ricerca in particolare per tre sfide vaccinali, che non ci sono così lontane: tubercolosi, malaria e Aids. Proprio l'Istituto Superiore di Sanità è in prima linea e sta studiando un vaccino contro l'Hiv''. Se è più facile vedere gli effetti delle medicine su soggetti malati, i benefici dei vaccini sulle persone sane legati alla prevenzione sono meno percepiti: ''Non vedere certe malattie fa sembrare che non ci siano. Invece ci sono, come il tetano, e ci sono nel mondo globalizzato. Per questo - ha concluso Bettoni - è importante che le vaccinazioni raggiungano quel livello della popolazione, circa il 70-80 per cento, che dia protezione a tutti''.  Intanto quaranta milioni di dosi prodotte a suo tempo negli Stati Uniti per combattere la nuova influenza sono scadute e saranno bruciate. Il quantitativo rappresenta circa un quinto del totale dei vaccini prodotti negli Usa, e comporta una spreco di circa 260 milioni di dollari. Lo ha confermato la Food and Drug Administration, precisando che il dato segna una sorta di record per quanto riguarda gli stock di medicinali scaduti, tanto più se si considera che altri 30 milioni di dosi andranno in scadenza a breve, e saranno a loro volta incenerite come prevede la prassi. Questo significa che saranno andate inutilizzate, e quindi distrutte, il 43% delle dosi prodotte. Lo scorso anno, quando si manifestò il rischio di epidemia da H1N1, le autorità sanitarie Usa ordinarono la produzione di 162 milioni di dosi per il pubblico americano, e 36 milioni per l'estero . La FDA ha comunque difeso la scelta di produrre a suo tempo un grande quantitativo di vaccini. Per due motivi: perché l'emergenza causata dalla influenza suina non aveva precedenti, e dunque non si poteva conoscere a priori quali effetti avrebbe potuto avere sulla popolazione; e perché si temeva che il virus, sconosciuto fino ad allora, potesse essere mortale. ''Era molto più opportuno prepararsi per lo scenario peggiore piuttosto che sottovalutarlo'' ha detto il portavoce del Ministero della Sanita', Bill Hall.

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