In calo le rapine nelle farmacie. Ma il fenomeno preoccupa ancora

Redazione DottNet | 03/07/2010 10:03

Finalmente un segno meno che  non preoccupa, che non scuote i mercati e che non fa perdere il sonno. Soprattutto quello dei farmacisti. Nell'ultimo anno si è infatti  registrato un netto calo del numero delle rapine a danno di questi esercizi: si è passati dai 1.409 'colpi' del 2008 ai 680 del 2009. Praticamente la metà. Segno che l'azione di contrasto delle forze  dell'ordine, contro un fenomeno che a detta dei farmacisti stava diventando una vera e propria piaga, è stata decisa. E che i controlli hanno funzionato.  E' quanto emerge dai dati dello Sdi (Sistema d'indagine) del  ministero degli Interni, da Federfarma, la Federazione dei titolari di farmacia, che invita però a non abbassare la guardia: "Il fenomeno desta ancora preoccupazione",  spiega il presidente Annarosa Racca. "In alcune zone - sottolinea – le farmacie sono ancora considerate dei bancomat dove prelevare all'occorrenza".

In effetti, dall'analisi dello Sdi, in alcune regioni,  soprattutto in Lombardia, il numero dei 'colpi' è ancora alto: oltre 200. Anche se c'è da sottolineare che nel 2008, tra Milano e le altre province lombarde, si era arrivati a registrare quasi 500 rapine ai  danni delle farmacie. Rapine per mano perlopiù di piccoli criminali, sbandati, a volte tossicodipendenti che, con le armi più disparate (dal taglierino alla pistola), vanno a caccia di piccole somme:  mediamente si portano via dai 200-300 euro in contanti. Ma non è sempre così. L'identikit del  rapinatore di farmacie può avere mille tratti. "A me ad esempio – racconta la Racca - è capitato di essere rapinata più di una volta da un ragazzo dall'aspetto rassicurante, per nulla sbandato".  Praticamente rapinava per 'gioco'. "Si è scoperto, una volta arrestato, che si giocava il bottino al casinò".  Anche Andrea Mandelli, presidente della Fofi (Federazione ordini farmacisti italiani), sottolinea i buoni risultati raggiunti nell'ultimo anno, ma non nasconde la preoccupazione che ancora  serpeggia tra i farmacisti. "Purtroppo - spiega - il numero delle rapine ai nostri danni è ancora alto. Dobbiamo quindi proseguire sul percorso tracciato nel 2009 che, grazie soprattutto al lavoro della  Polizia e dei Carabinieri, sta ridimensionando il fenomeno".  Se alla Lombardia va la 'medaglia d'oro' delle rapine (208), alla Campania (88) va quella d'argento. Più o meno su questi livelli  ci sono anche Piemonte (81), Lazio (81), e Sicilia, regione dove si è registrato, come in Lombardia, il calo più consistente: si è passati dalle 232 rapine del 2008 alle 80 del 2009. Scorrendo i dati 2009 dello Sdi, nel dettaglio delle restanti regioni si registrano 58 rapine nelle  farmacie pugliesi, 24 in quelle dell'Emilia Romagna, 20 in Toscana, 17 in Veneto, 7 in Liguria, 4 nelle Marche e in Umbria, 3 in Sardegna, 2 in Basilicata. A finire lo scorso anno nel mirino dei rapinatori,  anche una farmacia calabrese, una abruzzese e una friuliana.      "Questi risultati - afferma la Racca - sono figli dell'impegno costante delle forze dell'ordine e dell'utilizzo di sistemi di  videosorveglianza sempre più sofisticati. Prima, ad esempio - spiega il numero uno di Federfarma - si usavano videocassette che non permettevano un'identificazione perfetta. Ora con le nuove  apparecchiature bastano piccoli dettagli per ricostruire una faccia. Inoltre - aggiunge la Racca - i nuovi sistemi di controllo sono  collegati direttamente con la Polizia. E questo facilita il loro  intervento".  I dati dello Sdi fanno pensare che molti farmacisti hanno deciso di attrezzarsi e difendersi con questi strumenti. "Molti esercenti - spiega Mandelli - hanno investito molte risorse in sicurezza. Anche  perché, al di là dei dati, la farmacia rimane comunque un punto prediletto per la microcriminalità. Per diversi motivi: perché, a differenza che in altri esercizi commerciali, ci si trovano più  contanti; perché spesso all'interno di questi esercizi ci lavorano donne; perché la farmacia è un posto per definizione 'aperto' ai cittadini. Una 'apertura' confermata anche dalla  Racca. "Per nostra indole - spiega il presidente di Federfarma - noi andiamo incontro alle persone. In farmacia i cittadini non trovano  solo medicinali, ma anche assistenza. Questo perché sono esercizi frequentati spesso da soggetti deboli, malati o anziani. Persone che abbiamo il dovere di proteggere, anche dai malintenzionati". Un dovere rimarcato anche dal presidente della Fofi, secondo il quale "la farmacia, al di là dell'aspetto commerciale, ha un valore sociale significativo. Rappresenta - conclude - un punto di  riferimento per i soggetti più fragili".

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