Calì (Smi): i certificati online non funzionano. Occorre una proroga e ripensare il sistema

Silvio Campione | 05/07/2010 13:05

Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi ha approvato nella segreteria nazionale di sabato scorso (3 luglio) un documento conclusivo di forte critica al nuovo sistema di invio online delle certificazioni di malattia. Secondo lo Smi in questi primi mesi di rodaggio si sono confermate tutte le criticità a suo tempo esposte alla controparte pubblica.  Duro il giudizio di Salvo Calì, segretario generale dello Smi, che ha così esposto il contenuto del documento approvato:

 «Il ministro Brunetta ha scelto il percorso più redditizio dal punto di vista mediatico, annunciando le virtù salvifiche del nuovo sistema per l’efficienza della pubblica amministrazione e contro l’assenteismo sul posto di lavoro, dimenticando però, e talvolta omettendo, i molti problemi avanzati dalla categoria. Purtroppo con il colpevole assenso di qualche sindacato di settore che ha scambiato i medici per impiegati dell’INPS. Lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: la rete internet ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga e di adeguati supporti informatici, di certo non coperti dall’insufficiente indennità informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese). Ma anche le regioni che hanno provveduto a realizzare motu proprio una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficoltà. Ma non finisce qui: è mancata la previsione delle ricadute del decreto e del nuovo sistema nei pronto soccorsi e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. È bene, infatti, ricordare, che in teoria l’obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si è sottovalutato l’onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio».  «Infine – ha aggiunto il segretario generale dello Smi - andando anche nel merito del decreto del ministro Brunetta e non solo sugli aspetti teconologici. È incredibile che non si siano volute considerare tutte le implicazioni, anche legali, derivanti dalla responsabilità imposta al medico nella descrizione della diagnosi.  Come si può capire se un paziente che dichiara una forte emicrania dice la verità o no. Sottoponendo la persona in questione a decine di costosissimi esami di laboratorio? Oppure semplicemente guardandolo in faccia. Ma non sarebbe meglio prevedere delle autocertificazioni nei primi giorni di malattia per quei disturbi sintomatici non obiettivabili, come succede in altri paesi d’Europa, lasciando ai medici dell’Inps l’onere del controllo?» «Ad ogni modo – ha concluso Calì – il sistema non sta funzionando e siamo alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà dell’invio online dei certificati e quindi della fine del periodo transitorio. Chiediamo alla controparte pubblica, come abbiamo già fatto nelle settimane scorse, di prorogare questo termine e di aprire un confronto per ripensare tutto il sistema, con l’obiettivo di avviare quella rivoluzione informatica di cui il Paese ha davvero bisogno».

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