La legge sul dolore c’è ma non si applica: occorrono corsi di formazione

Redazione DottNet | 05/07/2010 13:14

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La legge sulla terapia del dolore è stata varata tre mesi fa, ma c'è ancora molto da fare per la sua applicazione. La normativa, infatti, obbliga medici e infermieri a misurare il dolore e inserire i dati in cartella medica e infermieristica. Eppure oggi sono pochi, circa il 10%, gli ospedali nei quali questa pratica è una realtà. Alla dimissione, inoltre, non vengono date indicazioni univoche per chi sul territorio deve curare i pazienti dimessi, come segnala la Società italiana di chirurgia. Sono i dati emersi al convegno Impact 2010, dedicato all'argomento, che si è chiuso sabato a Firenze.

 Nel corso dell'incontro chirurghi, geriatri, ortopedici, neurologi, anestesisti, pediatri, hanno richiesto, tra l'altro, l'inserimento nel corso di laurea in medicina di un corso ad hoc sul dolore e, a livello post universitario, corsi di formazione per gli specialisti che devono controllare il dolore nei diversi ambiti clinici. L'obiettivo è quello di rendere la nuova legge n. 38 sulle disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore una realtà per i cittadini. "Oggi la principale richiesta che accomuna i diversi specialisti qui riuniti - afferma Gian Franco Gensini, presidente del Comitato scientifico di Impact 2010 - è quella di avere corsi di formazione per uniformare i sistemi di misurazione del dolore e condividere le linee operative che, in ogni settore terapeutico, dovrebbero essere implementate. A questo proposito, il Comitato di Impact 2010 lavorerà con le Società scientifiche e le istituzioni per finalizzare i programmi di formazione da realizzarsi nei prossimi mesi. I risultati si discuteranno il prossimo anno, al convegno Impact 2011". Durante il convegno, che ha riunito più di 40 società scientifiche italiane, la Società italiana di chirurgia ha anche indicato la necessità di un maggiore collegamento dell'ospedale al territorio, segnalando che sarebbe opportuno che alla dimissione del paziente dall'ospedale, si dessero indicazioni per chi dovrà curare e seguire il paziente sul territorio.