Manovra, ancora tensione tra i farmacisti. Bonanni: nessun aiuto, è una lobby già ricca

| 05/07/2010 13:50

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Presentato l'emendamento del relatore al testo della manovra a Palazzo Madama, il senatore Pdl Antonio Azzollini, di modifica all'articolo 11, quello inerente alla farmaceutica.  Nulla di nuovo, dunque, sul fronte della farmaceutica, mentre sale il livello di tensione nell'industria del farmaco e tra i farmacisti. Questi ultimi lamentano che il passaggio sotto accusa  della manovra, se dovesse essere approvata senza modifiche, finirebbe per portare al collasso il sistema delle farmacie, rischiando di far chiudere i battenti a ben 1 esercizio su 4. Ma l'industria non sembra  disposta ad accettare ulteriori tagli, dopo quelli che si sono susseguiti negli ultimi anni. Il timore per l'industria farmaceutica, speranza invece per i farmacisti, è che una parte della 'sforbiciata' prevista dalla manovra e derivante dalla riduzione del 3,65% dei margini dei grossisti  finisca per essere spalmata sull'intera filiera.

L'emendamento del relatore potrebbe poi intervenire sulle cosiddette aste al ribasso per i medicinali non più coperti da brevetto, prevedendone l'abolizione  come auspicato nelle settimane scorse dal ministro della Salute Ferruccio Fazio.

"E' davvero preoccupante il segnale che viene da alcuni emendamenti alla manovra tesi ad aumentare il margine di guadagno, già di per sé elevato, dei farmacisti, con relativi oneri in gran parte trasferiti sull'industria farmaceutica e sui lavoratori di questo settore produttivo". Lo sottolinea in una nota il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

"E' opportuno che il Governo ed il Parlamento aggiunge il leader del sindacato - facciano chiarezza su molti emendamenti di questa manovra, a cominciare da quello che riguarda il settore farmaceutico. Vogliamo infatti ricordare che i lavoratori dell'industria sono già stati pesantemente colpiti dalla crisi con la cassa integrazione e i processi di mobilità. I dati che provengono dagli analisti segnalano il perdurare di una bassa crescita, che rischia se non attentamente valutata di avere ulteriori ricadute occupazionali. Ma nella discussione in Parlamento si rischiano di alterare gli equilibri economici annunciati, in quanto bisogna puntare sul potenziale dell'innovazione e dello sviluppo. In particolare il settore industriale farmaceutico nazionale ed internazionale che opera in Italia sembra voler cogliere questa sfida accettando i sacrifici imposti, confermando quindi gli investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica e produttiva anche nel Sud e garantendo significativi livelli occupazionali in Italia di grande specializzazione del lavoro".

"E' quindi sbagliato - conclude Bonanni - penalizzare in questo momento l'industria farmaceutica, per rispondere ancora una volta alla lobby dei farmacisti che vuole scaricare su altri comparti produttivi ed occupazionali i necessari sacrifici. Dobbiamo invece insieme richiamare tutti al senso di responsabilità, compresi gli operatori della distribuzione dei farmaci per garantire un futuro al settore ed al Paese".

E’ d’accordo Dompè, presidente di Farmindustria: “Le imprese del farmaco sono pronte a contribuire responsabilmente al riequilibrio della finanza pubblica, ma sembra che rigore e sacrifici, accettati da molti, qualcuno possa evitarli addirittura per legge''. ''E' quanto accade ora con diversi emendamenti alla manovra - prosegue Dompè - che prevedono l'aumento del margine al farmacista dal 26,70% al 30,35% del prezzo di vendita al pubblico. Aumento che verrebbe incredibilmente caricato, in gran parte, sulla farmaceutica: un'industria di qualità che ha i prezzi più bassi del 20% rispetto al resto d'Europa e che registra segnali chiari e forti di criticità. Quali la pressione sulla redditività, il rallentamento degli investimenti e l'inversione del saldo estero dei medicinali che, dopo un decennio in attivo, è ora in passivo per 720 milioni''.