In diabetici “spia” genetica predice ictus ischemico. Studio Cattolica Roma

| 05/07/2010 15:20

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Una “spia” genetica, nei diabetici, è in grado di prevedere l'ictus ischemico. Nelle persone con diabete di tipo 2, infatti, è stato scoperto un profilo genetico, costituito dalla combinazione di mutazioni di 5 geni infiammatori che indica il rischio in un arco di tempo superiore ai 6 anni. E' il risultato di uno studio italo-scozzese coordinato da Roberto Pola, ricercatore dell'Istituto di medicina interna e geriatria dell'università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma. Lo studio condotto in collaborazione con un gruppo di ricercatori scozzesi dell'Università di Dundee, guidati da Colin Palmer, è stato pubblicato online su Diabetes. La ricerca è stata realizzata su pazienti con diabete mellito di tipo 2, partecipanti allo studio prospettico Go-Darts, che viene condotto da quasi 20 anni nella regione Tayside della Scozia e arruola tutti i pazienti diabetici della regione. Dal 1992, queste persone sono state seguite dal punto di vista clinico, con particolare attenzione allo svilupparsi di complicanze cardiovascolari del diabete, come ad esempio l'ictus.

"Abbiamo studiato - spiega Pola - oltre 2.100 partecipanti al Go-Darts che, in un periodo di tempo superiore ai 6 anni, hanno presentato un ictus ischemico con una percentuale di circa il 7%, per i quali era disponibile il Dna per l'esecuzione di test genetici. Abbiamo individuato un profilo genetico, costituito dalla combinazione di polimorfismi di 5 geni infiammatori (Interleuchina-6, Icam-1, Mcp-1, E-selectina e MMP-3), che è in grado di predire in maniera altamente significativa il rischio di sviluppare un ictus ischemico, in un arco di tempo superiore ai 6 anni". In effetti, coloro che posseggono almeno 4 di queste mutazioni presentano un'incidenza di ictus ischemico 10 volte superiore a quella che si riscontra nei soggetti che non hanno nessuna di questa mutazioni. Il rischio aumenta in maniera progressiva con il numero di mutazioni (da 0 a 5) presenti nella singola persona. "E' importante sottolineare - continua il ricercatore della Cattolica - che nessuno di questi 5 polimorfismi è in grado di predire il rischio di ictus se analizzato da solo. E' soltanto la particolare combinazione che aumenta le probabilità nei pazienti diabetici". La ricerca apre la strada alla possibile realizzazione di un test diagnostico per i diabetici, che hanno un rischio raddoppiato rispetto alla popolazione generale di essere colpiti da malattie cardiovascolari. "Il nostro obiettivo - dice Pola - è l'esecuzione di un test genetico, facilmente eseguibile e relativamente economico in grado di individuare quali pazienti hanno maggiore rischio di avere un ictus ischemico nel futuro. Una volta scovati, questi soggetti potrebbero essere sottoposti a più aggressive terapie di prevenzione degli eventi cardiovascolari, oltre che a uno screening diagnostico più intenso, quale, per esempio, l'esecuzione di eco-doppler delle arterie carotidi a intervalli di tempo più ravvicinati". Inoltre, dato che questo profilo genetico è costituito da variazioni di geni infiammatori, "è anche possibile ipotizzare che questi individui possano trarre beneficio da un terapia anti-infiammatoria cronica", dice lo scienziato. "Insieme ai più importanti ricercatori sull'ictus a livello mondiale appartenenti a centri universitari in Inghilterra, Scozia, Germania, Spagna, Portogallo e Usa, oltre che in Italia testeremo se questo profilo genetico è in grado di predire il rischio di ictus non solo nei diabetici, ma anche nella popolazione generale", conclude Pola.

Fonte. Adnkronos