Con i farmaci anticoagulanti anti vitamina K si prevengono gli ictus

Cardiologia | | 06/07/2010 15:16

Usare farmaci anti-coagulanti che 'bloccano' la vitamina K potrebbe prevenire due terzi degli ictus causati dalla fibrillazione atriale, patologia relativamente comune che 'spezza' il ritmo del cuore. Eppure solo il 35% di questi pazienti riceve il trattamento, che deve essere mantenuto per un lungo periodo. A dirlo è Pier Mannuccio Mannucci, direttore della Clinica medica del Policlinico di Milano e presidente del 21/mo Congresso internazionale sulle trombosi, che si è aperto a Milano. ''Non bisogna dimenticare - spiega l'esperto - che gli ictus correlati alla fibrillazione atriale tendono ad essere particolarmente gravi e disabilitanti rispetto a quelli dipendenti da altre cause: nel 20% dei casi si rivelano fatali, nel 60% comportano una disabilità, e la metà di chi viene colpito da ictus perché affetto da fibrillazione atriale muore entro il primo anno''.

 Tra l'altro, la fibrillazione atriale è una tra le più comuni patologie del ritmo cardiaco, e riguarda circa l'1% della popolazione (ma arriva al 10% tra gli ultraottantenni). Quando si presenta, porta a un aumentato rischio di formazione di coaguli, che a loro volta portano a favorire gli ictus. Anche per questo, gli esperti riuniti al congresso chiedono all'industria ''farmaci per via orale, più maneggevoli, che possano essere utilizzati per periodi più lunghi'' per trattare questi coaguli, e quindi anche per fare prevenzione contro l'ictus e le trombosi. La ricerca farmacologica, concludono gli specialisti, si sta muovendo proprio in questa direzione, tanto che ''negli ultimi anni sono state numerose le ricerche cliniche finalizzate a migliorare l'efficacia della terapia anticoagulante e la qualità di vita del paziente sottoposto a tale trattamento''.

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