Gli italiani preferiscono curarsi a casa. Ma sono pochi i distretti attivi

| 07/07/2010 18:40

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Da un sondaggio effettuato nel 2009 dalla Fondazione Istud (business school che dal 1970 opera nel campo della formazione professionale superiore e della ricerca sul management), l'87 per cento dei cittadini italiani ha espresso preferenza per una cura a casa rispetto all'alternativa ospedaliera, con la richiesta che l'offerta domiciliare si diffonda in modo capillare ed equo su tutto il territorio nazionale. Lo rende noto Istud. L'Osservatorio nazionale delle cure a casa di Istud, attraverso il primo censimento delle strutture pubbliche, private e non profit che erogano assistenza domiciliare in Italia, ha indagato il numero di servizi attivi e la relativa ripartizione sul territorio del Paese.

I risultati: su 841 distretti del servizio pubblico in Italia, solo 541 - vale a dire il 64 per cento - sono attivi nel fornire cure domiciliari. Analizzando la loro suddivisione per macroaree geografiche, risultano attivi il 75 per cento del totale dei distretti al Nord, il 63 per cento al centro e solo il 46 per cento al Sud.

Da questa distribuzione ne consegue che in Italia il 29 per cento dei cittadini manca di una copertura di assistenza pubblica domiciliare: non possono usufruire di questa modalità assistenziale il 17 per cento della popolazione del Nord, il 30 per cento del Centro, il 52 per cento del Sud. Differenze anche nella suddivisione per regioni: mentre in Lombardia il cento per cento dei distretti pubblici esistenti e' attivo nell'offerta di cure a casa, in Abruzzo e Molise soltanto un distretto su cinque offre tali servizi. E che ruolo ricopre il privato nell'assistenza domiciliare? Gli enti privati e no profit che offrono servizi di cure a casa sono il 44 per cento al Nord (e di questi quasi il 70 per cento opera in Lombardia), 26 per cento al Centro, 27 per cento al Sud. Dall'analisi dei dati emerge che i cittadini lombardi possono contare non solo su tutti i distretti pubblici attivi, ma vivono anche la sussidiarietà del privato e del non profit che riesce a rendere ancora più capillari le cure a casa. Sorprende invece lo scenario del Sud Italia: ci si aspettava una presenza consistente di servizi privati in regioni come Campania e Sicilia, che hanno un vasto numero di operatori privati in sanità (centri assistenziali e laboratori) mentre invece emerge che privato e terzo settore fanno fatica a far decollare i servizi domiciliari in queste aree.

"Ecco quindi l'Italia a due velocità - afferma Maria Giulia Marini, responsabile area sanità e salute Istud - quella con un buon sistema di welfare a domicilio del Nord e del Centro e quella del Sud che, invece, non solo è zoppicante nel pubblico, ma disincentivante verso il ruolo sussidiario che privato e no profit potrebbero svolgere". E a farne le spese "sono ancora una volta i cittadini, con i nostri dati che, confermando la rilevazione Censis di aprile 2010, mostrano un'Italia del meridione insoddisfatta dei servizi di cure a domicilio".