RU 486, ecco le linee guida inviate alle regioni

Silvio Campione | 13/07/2010 15:15

aborto ginecologia medicina-generale sanità-pubblica

Ricovero ordinario fino al termine della procedura abortiva (escluso quindi il day hospital), consenso informato della donna, dimissioni anticipate "fortemente sconsigliate" e visita di controllo entro 21 giorni dall'aborto "indispensabile". Sono i punti salienti delle linee guida del ministero della Salute sull'utilizzo della pillola abortiva RU486, che sono state inviate alle Regioni. "Le linee guida - ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella - sono già sul tavolo degli assessori e dei governatori.

 Da oggi c'è un'indicazione ministeriale su come applicare i protocolli di utilizzo della RU486. Sono indicazioni di massima, non vincolanti per le Regioni, ma contengono il parere legislativo inviato dal ministro Sacconi alla Commissione Europea che richiama l'obbligo di attenersi alla legge 194, che prescrive che l'interruzione di gravidanza deve necessariamente avvenire in ospedale". Inoltre, le linee guida contengono "tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanità, che tra l'altro stabilisce che il rischio del metodo di aborto farmacologico e' uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale". Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga tra l'altro la disponibilità al ricovero ordinario fino al completamento della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione. Va garantito, si legge, che "la donna abbia chiaramente compreso il percorso e la possibilità che vi aderisca compiutamente", e per le donne straniere "si deve accertare l'avvenuta comprensione linguistica della procedura e dei sintomi che la donna stessa deve valutare autonomamente". Per le minorenni, inoltre, "l'IVG farmacologica e' sconsigliabile, e quindi andrebbero escluse dalla procedura le minori senza il consenso dei genitori". E' già capitato più volte, dall'introduzione in Italia della pillola, che le donne firmassero e uscissero il giorno stesso della somministrazione: ma la dimissione volontaria "e' fortemente sconsigliata", perché "l'aborto potrebbe avvenire fuori dall'ospedale e comportare rischi anche seri per la salute della donna". Le pazienti, prescrive il documento ministeriale, devono essere chiaramente informate sul fatto che l'aborto chirurgico richiede una breve permanenza in ospedale, in genere 4-8 ore, mentre quello farmacologico "prevede un ricovero ordinario di circa 3 giorni", e che "nel 5 per cento dei casi è necessario sottoporsi comunque ad un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina per completare l'aborto o fermare un'emorragia".

"Le Regioni che non seguiranno le indicazioni delle linee guida sull'uso della pillola abortiva RU486 'se ne assumeranno la responsabilità' - aggiunge il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella - .Anche se le linee guida non sono vincolanti per le Regioni bisogna tenere conto del parere dato dall'allora ministro della Salute Sacconi all'Unione Europea". 'Il parere del ministro - ha affermato Roccella - era che il farmaco venisse riconosciuto solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura. Se sul lungo periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il governo ne dovrà tenere conto. Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida - ha concluso Roccella - le Regioni si assumeranno la loro'. Le linee guida, che erano state presentate lo scorso 25 giugno e che sono state inviate ora alle Regioni, prevedono che le pazienti rimangano ricoverate fino 'all'espulsione del materiale abortivo', e la firma da parte delle donne di un consenso informato prima della procedura. Secondo il sottosegretario se le donne sceglieranno di firmare le dimissioni volontarie dopo l'assunzione della prima delle due pillole tornando poi dopo tre giorni per assumere la seconda c'è anche il rischio per gli ospedali di 'irregolarità amministrative': 'Le dimissioni volontarie sono una rinuncia al trattamento - ha spiegato Roccella - dal punto di vista amministrativo se si torna a casa dopo la prima pillola e' come se la gravidanza fosse in atto, e no si sa con quale Drg poi si possa venire riammessi. Vogliamo sottolineare questo dato - ha aggiunto il sottosegretario – perché siamo convinti che le donne non scelgono di tornare a casa se non c'è una struttura sanitaria che preme per questo, mentre se vogliamo mantenere l'aborto all'interno della legge 194 dobbiamo dare le stesse garanzie e tutele'. Il ministero ha inviato dei questionari per il monitoraggio dell'utilizzo della pillola Ru486, ma i primi dati non verranno resi noti prima di sei mesi. Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga la disponibilità al ricovero fino alla fine della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione.  Per le minorenni, inoltre, il documento prevede che sia indispensabile il consenso dei genitori, mentre non è sufficiente quello di un giudice. Il punto più 'critico', come detto, rimane il ricovero: 'Le linee guida contengono tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanità - ha ricordato Roccella - che tra l'altro stabiliscono che il rischio del metodo di aborto farmacologico è uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale'.

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