In Italia nuove armi intelligenti contro cancro polmone, ma non agiscono in fumatori

| 14/07/2010 10:16

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Nuove armi intelligenti per la lotta al tumore ai polmoni, prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Si tratta di farmaci "a bersaglio molecolare, non tossici, che non vanno ad aggredire tutte le cellule puntando solo a quelle malate e si posizionano proprio là dove entrano i fattori di crescita, in pratica come una sorta di 'tappo'. Così non solo non aggrediscono le cellule sane, ma agiscono su tutte quelle malate, nessuna esclusa". Lo ha spiegato Filippo de Marinis, presidente della II Italian Conference on Thoracic Oncology (Ciot), promossa dall'Associazione italiana oncologia toracica (Aiot). Sono i farmaci biologici anti-Egfr, in compresse: erlotinib, gefinitib (in Italia da una settimana), e crizotinib (nel prossimo futuro). Si tratta di medicinali con "una grande potenzialità ma anche un limite: agiscono - spiega l'esperto - solo su pazienti che presentano particolari mutazioni geniche, circa il 15% della totalità di quelli con tumore del polmone, tutti per lo più non fumatori". Insomma una buona notizia per i malati di tumore al polmone - che conta 35-40 mila nuovi casi ogni anno nel nostro Paese - ma anche una doccia fredda per i fumatori: per loro questa terapia non funziona. Il gefinitib, in particolare, è efficace sui malati di tumore al polmone 'non a piccole cellule' che presentano una particolare mutazione dell'Egfr. Questa mutazione si trova quasi sempre solo in chi non ha fumato o in ex fumatori che hanno smesso da parecchio.

Ma le novità illustrate non terminano qui. In Italia da poco tempo è disponibile un altro farmaco biologico, l'erlotinib, usato al fallimento della chemioterapia. Questo farmaco è al centro dello studio europeo Eurtac: una ricerca che coinvolge 40 centri spagnoli, 10 italiani (coordinati da de Marinis) e 20 francesi. Grazie a questo studio, spiegano i ricercatori, entro il prossimo anno erlotinib si potrà usare alla fine della chemio per 'mantenere' il risultato ottenuto e presto potrebbe essere prescritto in prima battuta ai malati che presentano la particolare mutazione genica di Egfr. Infine si sta studiando il crizotinib, anche questo in compressa, legato a una mutazione genica (quella del gene Alk), quasi sempre assente nel tumore del fumatore. "I farmaci biologici bloccano il tumore e, in molti casi, lo fanno regredire, ma soprattutto non danno quegli effetti tossici negativi che, purtroppo, sono correlati alla chemioterapia", evidenzia de Marinis. "E' una svolta clamorosa, al punto che i più noti esperti al mondo sono giunti a Roma proprio per disegnare il percorso terapeutico al quale dovrebbero attenersi i clinici". "Anche se, è bene sottolinearlo - aggiunge - la chemioterapia resta un'arma importante nelle mani del medico, perché queste nuove terapie sono efficaci solo su alcune categorie di pazienti con tumore al polmone". "L'arrivo di queste nuove terapie è una buona notizia per tutti i malati di tumore al polmone, ma una doccia fredda per i fumatori - aggiunge Cesare Gridelli, segretario dell'Associazione italiana oncologia toracica (Aiot) - perché per loro ci sono pochi farmaci. Le sostanze biologiche che vengono presentate alla Ciot sotto forma di compressa quotidiana al posto della chemio o al suo termine, infatti, funzionano soprattutto nei pazienti colpiti da particolari forme di tumore del polmone non a piccole cellule, che presentano particolari mutazioni geniche. Un elemento cardine per poter intraprendere questa terapia". Queste mutazioni, che si rilevano con un esame specifico dopo la biopsia, "si trovano quasi sempre in malati che non hanno mai fumato e nelle donne", precisa Gridelli. I pazienti con tumore che presentano la mutazione genica Egfr sono il 10%, quelli con mutazione Alk il 5%. In totale, 15 pazienti su cento possono trarre vantaggio da queste nuove terapie. Ma come si scopre la mutazione? "L'esame - spiega ancora de Marinis - si fa solo con la biopsia, possibile solo quando il tumore non è in area periferica (qui si utilizza l'ago aspirato). Occorre un frammento di polmone che va inviato ai Centri di anatomia patologica. Ma Centri così specializzati sono molto pochi. Bisogna che aumentino. Questo deve essere l'obiettivo delle Istituzioni. Si dirà: sono una spesa - ammette - Ma quanto si risparmia salvando un malato di tumore? Bisogna anche sensibilizzare i clinici. Ecco perché nelle linee guida si precisa che la biopsia va sempre fatta quando è possibile e il frammento di tumore prelevato va sottoposto ad analisi".

Fonte: Adnkronos

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