Bene lo sciopero di ieri. Fazio: confermo che il blocco del turn over non interesserà la sanità. Tomassini: un errore lo stop. Federanziani protesta contro i medici

Sindacato | Silvio Campione | 20/07/2010 15:08

Uno sciopero di 24 ore, ''la prima volta in questa legislatura'', per protestare contro i tagli della manovra del governo che ''rischia di smantellare'' la sanità pubblica. Una protesta portata fino a piazza Montecitorio da un centinaio tra medici, veterinari e dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale, con camice, striscioni e vuvuzelas, e che ha raccolto un'adesione ''del 75%'' secondo le sigle sindacali delle professionalità sanitarie. Dati prontamente smentiti dal ministero della Funzione Pubblica, secondo il quale ha partecipato allo sciopero ''il 5,11%'' dei dipendenti della sanità pubblica. Di sicuro, la protesta non ha creato troppi problemi ai cittadini, anche perché ''molti colleghi - ha spiegato Massimo Cozza - pur di non creare un disagio ai pazienti, sono andati al lavoro senza timbrare il cartellino''.

Senza contare i ranghi già ridotti per le ferie estive e la percentuale di medici che ha lavorato per garantire i servizi essenziali, a partire da quelli di emergenza. Secondo le stime delle sigle sindacali unitarie (non hanno aderito solo Cisl e Uil) ieri sono saltate però 40mila operazioni programmate. Solo ''un esempio'' di quello che potrebbe succedere se la manovra passasse così com'è, dicono i sindacati, visto che verranno a mancare ''30mila'' camici bianchi per effetto del blocco del turnover, senza contare ''il taglio del 50% dei precari''. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito che il blocco del turnover, previsto dalla manovra per i dipendenti pubblici, ''non riguarderà'' il servizio sanitario nazionale. Ma per i sindacati ''non bastano gli annunci, serve che sia messo nero su bianco per fare definitiva chiarezza''. Chiarezza che nel testo della manovra non c'è anche per Ignazio Marino, senatore del Pd, che ha invitato ''il governo a rileggere il documento''. Secondo Marino c'è invece ''un chiaro disegno del governo per distruggere il sistema sanitario pubblico e dire poi ai cittadini di rivolgersi al privato''. Il Pd, comunque, come ha confermato l'ex ministro della Salute, Livia Turco, ripresenterà alla Camera gli emendamenti che vanno incontro alle richieste dei medici. Dopo la giornata di sciopero, e dopo essere stati anche ricevuti dal capo della segreteria di Gianfranco Fini, dirigenti e camici bianchi auspicano comunque che ci sia la possibilità ''di riprendere il filo del dialogo'' per arrivare almeno ''ad alcune modifiche a costo zero'' come quella al comma 32 dell'articolo 9, che permette ai direttori generali ''di rimuovere un dirigente medico dal proprio incarico anche in assenza di una valutazione negativa ''. Un comma ''che è la morte del merito professionale'' e che permette alla politica ''di allungare le mani sulla sanità'', contro il quale la Cgil ha annunciato di essere pronta a ricorrere alla Consulta.  "Non siamo persuasi noi ma non sono persuase neppure le Regioni. Quando leggeremo nella legge non solo ciò che Fazio dichiara alla stampa, ma tutto ciò che chiediamo sia corretto, allora smetteremo la mobilitazione generale". E' la replica di Aldo Grasselli, presidente della Federazione veterinari e medici (Fvm), al ministro della Salute Ferruccio Fazio che ieri - giorno dello sciopero nazionale dei medici - ha più volte dichiarato che "la manovra economica non prevede tagli alla sanità e che il blocco del turnover non riguarderà i dipendenti del Servizio sanitario nazionale". "Vogliamo rielencare al ministro - sottolinea in una nota Grasselli - tutti i motivi della nostra protesta che non è, come dice Fazio, una provocazione ma una legittima richiesta di correttivi a una manovra sbagliata e iniqua per il Ssn e per i cittadini". Per il presidente Fvm, infatti, "il testo finale approvato al Senato non contiene alcuna risposta ai temi sollevati nell'ultimo mese: blocco del turnover che determinerà nei prossimi 4 anni una carenza di circa 30 mila medici e dirigenti sanitari necessari al funzionamento degli ospedali e dei servizi territoriali, anche a fronte del licenziamento della metà dei precari in settori fondamentali quali il pronto soccorso e i trapianti; precarizzazione di tutti gli incarichi professionali, non rinnovabili a prescindere da merito e competenze, che spalanca le porte alla invadenza della politica; congelamento della progressione economica prevista e finanziata dal contratto e non dalla spesa pubblica, e sulla mancata retribuzione dei turni notturni e festivi; maggiore attenzione per i giovani medici esageratamente penalizzati nel trattamento economico e nelle prospettive di carriera". ''Chiedo, con il ministro Fazio, che l'ha già fatto, che si riveda questo problema del blocco del turn over, trovando le soluzioni per i reparti di emergenza-urgenza'. E' l'appello del presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini. Quanto all'astensione dal lavoro dei medici, Tomassini ha commentato: ''i medici hanno sempre fatto male a scioperare, nel senso spirituale - ha detto – perché non c'è una vocazione a scioperare nella categoria. Alcune volte gli scioperi sono necessari ma e' bene che non siano politicizzati. Quello di ieri è stato un po' politicizzato''. Il presidente della Commissione dice di essere consapevole del fatto che, per il comparto della sanità, ''nella manovra, l'unica cosa importante è il blocco del turn over''. D'altro canto, il senatore riconosce che ''in tutte le legislature (Tomassini è in carica da quattro legislature n.d.r.) c'è stato il blocco del turn over''. ''Il problema è che in questo momento bisogna essere più selettivi, proteggendo soprattutto i reparti di emergenza-urgenza - ha aggiunto - . Il caso di ieri della donna che ha partorito un neonato prematuro, poi morto, dimostra che l'emergenza-urgenza deve essere ben tutelata''. Federanziani però attacca i medici: "Siamo stanchi di pagare sempre il conto". Per l’associazione i medici devono trovare altre forme di protesta per far sentire il loro dissenso. "Noi pazienti - si legge - siamo gli unici a pagare il conto sia in termini economici che di disservizio. Federanziani dice Stop nel difendere posizioni senza soluzioni alternative e, soprattutto, basta a difendere a spada tratta diritti acquisiti. Certo condividiamo le preoccupazioni della categoria dei medici che con questa manovra avranno delle difficoltà, ma non possiamo accettare che il sistema si paralizzi e vengano solo garantite le urgenze. E se un giorno polizia e carabinieri incrociassero le braccia? Ci ritroveremmo senza il loro preziosissimo lavoro. Ma loro non lo fanno per il senso di grande responsabilità che hanno. Sanno perfettamente che la loro assenza dal posto di lavoro porterebbe più disagi che altro". "Nei vostri comunicati - continua Federanziani - affermate che saltano oltre 40.000 interventi. Cari, preziosissimi medici: ma sapete quanto costa una giornata di degenza? Circa 700 euro che moltiplicata per i 40.000 interventi saltati porteranno a 40.000 giornate di degenza in più e un conto da 28 milioni di euro". "Non Solo. Costringerete le persone malate a rimanere un giorno in più in ospedale e a rifletterci bene saranno di più perché non sarà facile ripristinare e riportare tutto alla normalità in un batter d'occhio. Per non parlare dei disservizi per tutte le migliaia di visite specialistiche e di esami di diagnostica strumentale. Infine, il tutto avviene sotto la canicola asfissiante di questi giorni. E, come più volte denunciato, sono rare le strutture che hanno i condizionatori, quindi si condanna chi ha la sfortuna di star male, come noi, a un altro giorno di 'pena', mentre con questi 28 milioni di euro si potevano acquistare condizionatori d'aria o garantire alcune ore di assistenza domiciliare, oppure pagare gli stipendi a 560 medici con una media di 50.000 euro per un anno. Cari medici, poiché fate parte del servizio pubblico e non di un sistema privato è bene che torniate al dialogo, soprattutto nelle sale operatorie. Vogliamo tornare a casa al più presto e non restare nella corsia di un ospedale. Stare in ospedale malati, in attesa di intervento a causa del vostro sciopero non è come prendere un taxi quando incrociano le braccia i dipendenti del trasporto o tornare il giorno dopo alla posta o in banca quando sono gli impiegati di questo settore a scioperare. In questi casi a soffrire inutilmente è il paziente, cioè noi. Inoltre, nei vostri comunicati non abbiamo trovato una parola apprezzabile, ad esempio lo 'scusateci per il disservizio' che utilizzano i giornalisti quando scioperano". Per accedere al gruppo Libertà professionale, clicchi qui.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato